venerdì 25 luglio 2014

Il renzismo populista e lo stravolgimento sovversivo della forma dello Stato


Perché l’attuale maggioranza della larghe intese Renzi-Berlusconi, da “partito unico”, spinge in modo radicale nella umiliazione del confronto democratico, per addivenire alle cosiddette riforme costituzionali in tempi rapidissimi? Perché questa urgenza e necessità impellente?

Semplice: usano le riforme costituzionali per stroncare la democrazia nel Paese. Esito questo funzionale per la fase successiva. Quella della deriva autoritaria neoliberista che distruggerà le ultime garanzie e i diritti dei cittadini e dei lavoratori. E per approvare senza dibattito e confronto le manovre economiche del Fiscal Compact, da decine di miliardi di euro l’anno per venti anni.

Per questi golpisti in doppiopetto, è essenziale addivenire al mutamento radicale della Forma dello Stato, in senso presidenziale. Attraverso l’uso mediatico, che tanta presa ottiene sulle masse, della vulgata del "privilegio" e degli "sprechi", quella degli Ichino e dei Brunetta, quella dei “fannulloni”, utilizzata a mani basse per scardinare la Costituzione e la democrazia parlamentare.

Il renzismo, quindi, quale forma di populismo funzionale alla applicazione di misure economiche draconiane, imposte dal potere finanziario, che potranno applicarsi solo in forma autoritaria, emarginando la dialettica, il dissenso, una visione altra e il diverso pensiero nella dialettica democratica del confronto. Un attacco violento e mirato al cuore dello Stato democratico parlamentare, come disegnato armoniosamente dai costituenti nel 1948.

Per trasformare l’Italia in un laboratorio istituzionale, dove sperimentare il repentino, e per loro assolutamente necessario, mutamento della forma dello Stato: da democrazia parlamentare a Repubblica presidenziale, con una Camera subalterna al potere del “Premier” (non più quindi il Presidente del Consiglio, primus inter pares, come ci dice l’art. 92 della Costituzione). Una Camera dedita alla mera ratifica dei provvedimenti dell’esecutivo, come purtroppo nei fatti già avviene da anni, nell’uso spropositato e anticostituzionale della legislazione d’urgenza, nella negazione assoluta dei principio cardine del costituzionalismo liberal-democratico della rigorosa separazione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario).

Una maggioranza di governo, quella attuale, che non ha nessuna idea di cosa sia la democrazia e, soprattutto, che cosa sia la “democrazia costituzionale”, che non vuol dire dominio della maggioranza, ma è il suo esatto contrario. Una maggioranza che nel suo disegno sovversivo (mutamento radicale dell’ordine costituito dello Stato) associa, non a caso, una proposta legge elettorale (incostituzionale) che prevede uno sbarramento dell’8%. Con il chiaro duplice obiettivo:

1) Eliminare l’organo costituzionale “popolo”, in due modi: sottraendo a questo il potere, la sovranità come previsto all’art. 1 della Costituzione; e sopprimendo le minoranze, e non solo le minoranze esigue, per avere una sola Camera elettiva dominata dai due Partiti del patto segreto del Nazareno, ovvero dal “Partito Nazionale unico” di cui parla Renzi.

2) Relegare il dissenso popolare e il disagio sociale, che possiamo prevedere nei prossimi tempi di dimensioni immense, nelle piazze. Per poter poi derubricare la dialettica democratica in un fatto di ordine pubblico, con la successiva ricerca del consenso nell’adozione di misure repressive di polizia.

Scrisse Primo Levi, nel 1974: “Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

Un monito, oggi vero più che mai. Manteniamo alta, sempre, la vigilanza democratica.

Marco Foroni
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