giovedì 31 ottobre 2013

Il trenta ottobre


di Monia Minnucci

Questa stanza è il mondo,
è più piccola del tuo ego ma più grande di te,
le mura di questo confino
vi esplodono addosso la mia resistenza.
la mia pelle stanca non si arruola nella vendetta
ma è nel disgusto che si decompone.
Il cannone si era inceppato.
Essere stata triangolata è stata azione di cattivo gusto,
non avevo capito d’essere di troppo.
Sono gelide le mie mani,
hanno tentato di riesumare carogne,
ero cosciente di parlare al nulla,
un sogno infantile si è difeso urlando,
avevo sbagliato missione, mira, illusione e bersaglio,
era solo fango e non poteva essere il mio campo.
Ho perso.
Ho vinto.
Ho tentato.
Ho lottato.
Mi sono persa nelle scuri del tempo.
Ho visto morire l’uomo e ascendere il tiranno.
Ho visto morire l’uomo.
Quello che provo è solo un lago di sangue
che si allarga nella pena di non essere notato,
dialogare col nulla mi illumina di una grandezza
che non porta sollievo.
Siamo agli antipodi delle posizioni esistenziali,
tradisci te stesso ogni volta che sopprimi
il cavalcavia della libertà,
io trionfo sulle macerie di questa grande assenza
che, alla fine, è da sempre la stessa
ma non provo soddisfazione nel constatare il sacrificio,
la tua ecatombe,
solo tristezza,
sono a lutto per te,
sono la parte sfregiata e viva
di questa grande scorrettezza
e, fra noi, è proprio questa la differenza.
Da oggi in poi e per sempre,
sul mio calendario segnerò due giorni della liberazione,
il tiranno si detronizza
dentro e altrove,
mai sottovalutare le proprie ombre,
il venticinque aprile e il trenta ottobre.
Stampa il post

0 commenti:

Posta un commento

Related Posts with Thumbnails

In ricordo di Walter Rossi, Roma 30 settembre