giovedì 4 luglio 2013

La Costituzione, Marsilio e la legge dei pochi


“Non sarebbe cosa sicura affidare la funzione legislativa alla discrezione dei pochi”. Marsilio (1433-1499)

«Il Decreto Legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio». Con queste prime motivazioni, ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il ricorso al Decreto Legge sulla riforma dell’assetto delle Province, utilizzato in modo improprio, contro le prerogative del Parlamento, dal Governo "tecnico" di Monti sostenuto da PD-PDL-UDC.

In base alla nostra Costituzione, l'esercizio delle funzioni legislative da parte del Governo, che rappresenta eccezione alla competenza del Parlamento, è previsto come un fatto assolutamente eccezionale, in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77), oppure come potere esercitabile per regolare un preciso “oggetto” indicato dalla legge delegante (e quello soltanto), secondo i “principi e criteri” da essa stabiliti, ed entro limiti temporali precisi e determinati che non possono essere superati (art. 76).

Ma nelle ultime legislature la sistematica violazione o elusione dei principi e dei limiti all’uso di queste fonti, ha rappresentato un fatto grave, rilevante anche per le proporzioni che ha assunto. Ovvero abbiamo assistito al massiccio e inaccettabile, trasferimento della funzione legislativa dal Parlamento, sola ed unica sede della legislazione in un ordinamento fondato sulla “sovranità popolare” (art. 1), al Governo. L’esercizio del potere legislativo nel chiuso del Palazzo, nel possibile privilegio del vantaggio personale privato o, forse più spesso, nel guardare agli interessi di chi, questi “pochi”, li sostiene.

Marco Foroni (Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)
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