martedì 2 aprile 2013

La forza della Costituzione e la crisi della Politica



Si legge da più parti, visti gli ultimi avvenimenti istituzionali, che la Costituzione è “commissariata” e che la volontà degli elettori non conta nulla. Non è vero. I cittadini eleggono il Parlamento, non il Governo. Questo ci dice la Costituzione all'art. 56. Abbiamo un Parlamento rinnovato, con una nuova maggioranza e due Presidenti delle Camere stimati e competenti. Le Istituzioni della Repubblica sono forti e salde e la Costituzione anche, grazie alla capacità di visione e alla lungimiranza dei costituenti.

Quella che è commissariata (ci si passi il termine) e certamente in profondo stato di crisi, è la Politica, intesa nel suo significato più alto di rispetto e attuazione mediata del soddisfacimento dei bisogni politici e sociali del popolo, che è sovrano come ci insegna l’art. 1 della Costituzione, dopo che questo ha manifestato la propria istanza politica con l’esercizio del suo diritto di voto.

Crisi profonda che si manifesta attraverso la impossibilità di addivenire ad un disegno comune alto che coinvolga l’intera collettività, legittimato dalla scelta politica. E che si evidenzia con la mancanza assoluta della capacità di mediazione tra i partiti e i movimenti eletti in Parlamento, e attraverso una inettitudine al confronto; partiti e movimenti incapaci fino ad oggi di presentare un progetto di società, un programma comune condiviso tra loro, in tutto o in parte, e di soddisfare i bisogni essenziali dei cittadini, in una fase di gravissima recessione economica e turbolenza sociale.

Con la diretta, ulteriore, grave conseguenza di produrre la crisi della identità nazionale, e quella schizofrenia politica che rende irrealizzabile il progetto della solidarietà sociale indicato dalla Costituzione, venendo a mancare proprio quella base fondante determinata dalla identificazione dello scopo comune.

D’altra parte, dopo una campagna elettorale senza inizio e senza fine, focalizzata sulla delegittimazione dell’avversario politico, l’ingiuria demagogica e populista, l’arrogante pretesa di selezionare il cosiddetto voto “intelligente o utile” conseguenza di una legge elettorale antidemocratica e ad alto deficit di costituzionalità, cosa altro mai ora avremmo potuto aspettarci?

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI don Pappagallo “Esquilino-Monti-Celio”
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