sabato 14 dicembre 2013

L'ANPI e l'ANED di Roma: nel movimento dei forconi pulsioni antisemite e neofasciste.

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Appello alle forze dell'ordine ed alle istituzioni democratiche affinchè vigilino per allontanare violenza e razzismo.

“I saluti romani di vari manifestanti, le dichiarazione assurde sull'Italia 'schiava dei banchieri ebrei', i libri bruciati a Savona, le minacce ai negozianti che si rifiutano di abbassare le serrande, sono segnali preoccupanti delle pulsioni razziste, antisemite e neofasciste che animano le proteste di questi giorni in tutta Italia da parte del cosiddetto Movimento dei Forconi.
La democrazia, l'uguaglianza e la libertà sono valori imprescindibili, frutto delle lotte e dei sacrifici dei partigiani e dei deportati, e nessuno ha il diritto di metterli in discussione. Fermo restando il diritto alla protesta civile e democratica da parte di chiunque, chiediamo però alle forze dell'ordine di vigilare e a tutte le forze democratiche di mobilitarsi per scongiurare episodi di violenza, di razzismo e di negazione della libertà".

Roma, 14 novembre 2013

mercoledì 11 dicembre 2013

ANPI, Carlo Smuraglia. Sentenza Consulta: nulla può essere più come prima.

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La sentenza della Corte Costituzionale relativa alla legge elettorale costituisce un colpo (quasi) mortale alla credibilità dei partiti. Quasi otto anni, trascorsi nella diffusa affermazione che il “porcellum” era una vera porcheria, ma soprattutto privava i cittadini di una parte della sovranità popolare garantita dalla Costituzione e nella altrettanto diffusa negligenza e indifferenza verso quella che doveva essere una più che doverosa ricerca di una soluzione rapida ed efficace. Otto anni di chiacchiere al Senato, di promesse, di impegni, andati assolutamente a vuoto. Qualche sciocco si è unito al (giusto) coro di protesta, contro una situazione del genere, cercando di coinvolgere nell’incredibile ritardo anche la Corte Costituzionale; dimenticando che la Corte non può decidere >motu proprio Carlo Smuraglia – Presidente nazionale ANPI

martedì 10 dicembre 2013

LA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA È DA DIFENDERE E DA ATTUARE

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11 dicembre dalle ore 10.30, giornata di mobilitazione, in Piazza di Montecitorio, davanti la Camera dei Deputati, per la Costituzione nata dalla Resistenza

L’agenda della politica è costretta ad occuparsi di fatti che decretano lo stato di emergenza democratica cui il Governo delle “larghe intese” non è in grado di porre un argine. La necessità della riforma della legge elettorale in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, la stucchevole discussione su una legge di stabilità altamente incerta e l’esasperato ricorso al voto di fiducia, sono solo alcuni esempi utili a tracciare un quadro davvero preoccupante.

La difesa della Costituzione e la sua piena applicazione rappresenta oggi più che mai la necessaria priorità, uno dei compiti più importanti di questa classe politica che oggi sembra essere assente o quanto mai disorientata.

Ribadiamo la nostra posizione di netta contrarietà ad ogni modifica dell’Art. 138 della Costituzione, come alle progettate riforme ove non fossero in coerenza con i princìpi della prima parte della Costituzione e con la stessa concezione che è alla base della struttura fondamentale della seconda.

Netta è anche la contrarietà ai comitati di “saggi” costituiti all’esterno del Parlamento.

Chiamiamo a raccolta i democratici e gli antifascisti in nome della Costituzione nata dalla resistenza, essa va difesa da ogni attacco e da ogni tentativo di apportare modifiche che non siano coerenti con la propria funzione originaria.
Dobbiamo adoperarci perché essa resista ancora e sempre, come l’unico faro capace di guidarci verso la costruzione di una vera cultura della democrazia e della legalità, perché questo nostro Stato ancora troppo debole e permeabile in alcune strutture, diventi quello Stato civile, democratico e antifascista che è disegnato dalla Costituzione e che è stato sognato dai Combattenti per la libertà.

venerdì 29 novembre 2013

Noi diciamo NO ai nazifascisti all'Esquilino

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COMUNICATO STAMPA

La Sezione ANPI Don Pappagallo "Esquilino-Monti-Celio"

il Circolo Rifondazione Comunista M. Zevi "Monti-Esquilino-Celio"

il Circolo PD Esquilino


dichiarano la loro indignazione e ferma condanna per l'incontro previsto per il 29 novembre nel loro rione presso la sede di Casapound Italia con due esponenti di Alba Dorata, nota formazione neonazista greca fuorilegge.
Ricordano che il rione Esquilino è democratico, antifascista e ancora porta i segni delle nefandezze nazifasciste come testimoniano il Museo della Liberazione e le tante targhe commemorative di chi ha dato la vita per la libertà e la democrazia.
Tutte le antifasciste e tutti gli antifascisti dell'Esquilino non possono accettare la presenza di questi personaggi, nè tantomeno la può accettare la città di Roma medaglia d'oro della Resistenza.

mercoledì 27 novembre 2013

Ciao, Partigiano Raimondo

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Ci ha lasciato un grande Partigiano, Raimondo Ricci. Che abbiamo avuto il piacere e l'onore di aver conosciuto personalmente. Ieri sera a 92 anni.

Storico, avvocato ed esponente del Pci. La camera ardente sarà allestita domani dalle 8 alle 12 in Provincia, in largo Lanfranco. Poi sarà sepolto a Imperia. L’orazione funebre sarà tenuta domani dal presidente Isrec Giacomo Ronzitti.

Dopo l’armistizio fu arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana. Incarcerato e poi consegnato alla Gestapo, venne deportato nel lager di Mauthausen. Rientrato in Italia, fu Consigliere comunale e presidente dell’ANPI Provinciale di Genova dal 1969. Fu tra i più attivi durante le grandi manifestazioni di Genova nel 1960.

Eletto al Parlamento nel 1976 per il PCI, venne rieletto nella legislatura successiva. È stato presidente nazionale dell’ANPI fino al 16 aprile 2011, giorno in cui gli è succeduto Carlo Smuraglia. Era presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

Ciao, Partigiano Raimondo.

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI "don Pappagallo" Esquilino-Monti-Celio

domenica 17 novembre 2013

Presidio a Montecitorio. La Costituzione non si tocca!

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L’ANPI di Roma e del Lazio, è con tutti i cittadini democratici e antifascisti in un presidio di protesta

Il 10 dicembre dalle ore 14.00 e l’11 dicembre dalle ore 8.00,
in Piazza di Montecitorio, davanti la Camera dei Deputati



La difesa della Costituzione è uno dei compiti più importanti che la Storia abbia assegnato all’ANPI, sancito dallo Statuto e ribadito nel Documento politico approvato dal Congresso.
L’ANPI esprime una posizione di netta contrarietà ad ogni modifica dell’Art. 138 della Costituzione, come alle progettate riforme ove non fossero in coerenza con i princìpi della prima parte della Costituzione e con la stessa concezione che è alla base della struttura fondamentale della seconda.

Netta è anche la contrarietà ai comitati di “saggi” costituiti all’esterno del Parlamento.

L’ANPI chiama a raccolta i democratici e gli antifascisti in nome della Costituzione nata dalla resistenza, essa va difesa da ogni attacco e da ogni tentativo di apportare modifiche che non siano coerenti con la propria funzione originaria.
Dobbiamo adoperarci perché resista ancora e sempre, come l’unico faro capace di guidarci verso la costruzione di una vera cultura della democrazia e della legalità, perché questo nostro Stato ancora troppo debole e permeabile in alcune strutture, diventi quello Stato civile, democratico e antifascista che è disegnato dalla Costituzione e che è stato sognato dai Combattenti per la libertà.

Per la Costituzione nata dalla Resistenza

giovedì 31 ottobre 2013

Il trenta ottobre

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di Monia Minnucci

Questa stanza è il mondo,
è più piccola del tuo ego ma più grande di te,
le mura di questo confino
vi esplodono addosso la mia resistenza.
la mia pelle stanca non si arruola nella vendetta
ma è nel disgusto che si decompone.
Il cannone si era inceppato.
Essere stata triangolata è stata azione di cattivo gusto,
non avevo capito d’essere di troppo.
Sono gelide le mie mani,
hanno tentato di riesumare carogne,
ero cosciente di parlare al nulla,
un sogno infantile si è difeso urlando,
avevo sbagliato missione, mira, illusione e bersaglio,
era solo fango e non poteva essere il mio campo.
Ho perso.
Ho vinto.
Ho tentato.
Ho lottato.
Mi sono persa nelle scuri del tempo.
Ho visto morire l’uomo e ascendere il tiranno.
Ho visto morire l’uomo.
Quello che provo è solo un lago di sangue
che si allarga nella pena di non essere notato,
dialogare col nulla mi illumina di una grandezza
che non porta sollievo.
Siamo agli antipodi delle posizioni esistenziali,
tradisci te stesso ogni volta che sopprimi
il cavalcavia della libertà,
io trionfo sulle macerie di questa grande assenza
che, alla fine, è da sempre la stessa
ma non provo soddisfazione nel constatare il sacrificio,
la tua ecatombe,
solo tristezza,
sono a lutto per te,
sono la parte sfregiata e viva
di questa grande scorrettezza
e, fra noi, è proprio questa la differenza.
Da oggi in poi e per sempre,
sul mio calendario segnerò due giorni della liberazione,
il tiranno si detronizza
dentro e altrove,
mai sottovalutare le proprie ombre,
il venticinque aprile e il trenta ottobre.

sabato 26 ottobre 2013

Giù le mani dalla Costituzione!

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Il 23 ottobre 2013 il Senato che ha votato, in terza lettura, la modifica dell'articolo 138 della Costituzione con una maggioranza superiore ai due terzi. Per soli 5 voti quindi il Senato ha approvato a maggioranza assoluta con 218 voti, il ddl costituzionale che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. E' la seconda deliberazione del Senato. L'approvazione finale spetta ora alla Camera, a dicembre, che ha gia' votato il 10 settembre. Per cinque voti in più viene precluso il ricorso al referendum, infatti il non raggiungimento dei due terzi, che lo avrebbero permesso, presupponeva che i voti favorevoli fossero meno di 214.

Questo è un fatto terribile e drammatico per la Storia della Repubblica disegnata e voluta dai Costituenti. Un vero attacco al cuore dello Stato democratico. Noi dichiariamo solennemente che faremo quanto è possibile per cancellare questa vergogna. Un Parlamento di nominati, grazie ad una legge elettorale anticostituzionale come sentenziato dalla Suprema Corte di Cassazione e a breve a giudizio della Corte Costituzionale, che non rappresenta il Paese e, tanto meno, può arrogarsi il diritto di cambiarne la Carta costituzionale con un colpo di mano.

Sappia chi vuole trasformare la Costituzione democratica in strumento di disegno autoritario, che troverà nel Paese una resistenza fortissima, quella dei sinceri democratici che ancora vedono nella Costituzione l’unico baluardo per difendere i diritti sociali, i valori di solidarietà e di eguaglianza e l’unica via per uscire dalla crisi economica. Noi partigiani della Costituzione non ci fermeremo a quella che è una ferita profonda inferta alla nostra Repubblica”

Oggi, sempre più, sappiamo da che parte stare. Noi faremo Resistenza.

mercoledì 16 ottobre 2013

La rabbia ai Castelli che ha impedito il funerale di Priebke e i loro caduti alle Fosse Ardeatine

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di Paolo Brogi


Ialuana Sebastiano fu arrestato in una vigna a Velletri, dove era riparato dopo l’8 settembre. Il padrone del vigneto nascondeva inglesi. Così Ialuana, che aspettava la Liberazione per tornare in Sicilia, è finito alle Fosse Ardeatine, dove ha condiviso la sorte con molte altre vittime che venivano dai Castelli Romani. Ad Albano è tornata ieri la memoria vivida di questo tributo di sangue che non si dimentica. Nel sacrario delle Fosse Ardeatine sono molti i caduti che vengono da paesi come Genzano, Velletri o Montecompatri.

Erano infatti di Genzano Sebastiano Silvestri, arrestato perché dava ospitalità ai soldati alleati sbandati, Vittorio Buttaroni che a Roma poi era impegnato in azioni antinaziste all’Aurelio, il bracciante Ivano Scarioli. Mentre Ettore Ronconi, sempre di Genzano, era stato arrestato il 23 marzo subito dopo l’attentato a via Rasella perché si trovava in zona, in via del Boccaccio.

Di Velletri erano invece i fratelli Italo e Spartaco Pula: erano stati arrestati il 12 gennaio del ’44, appartenevano a bande partigiane. Così come lo era il più noto dei partigiani dei Castelli, Marco Moscati, la cui salma è stata identificata nel sacrario delle Fosse Ardeatine solo pochi anni fa. Velletrani erano anche i fratelli Augusto e Pio Moretti, contadini, arrestati il 7 marzo del ’44 nella loro abitazione e portati a Regina Coeli. Stava per recarsi da Roma nella natia Velletri l’azionista Edmondo Fondi, commerciante, quando la sua attività di collegamento nella resistenza fu bloccata dalle Ss italiane.

Di Labico era invece il capitano dei carabinieri Raffaele Aversa catturato in casa di Frignani, l’ufficiale che aveva arrestato Mussolini. Un altro carabiniere, Giuseppe D’amico, aveva messo in piedi nella sua Genazzano la banda partigiana che prendeva nome da lui. Da Zagarolo proveniva poi Antonio Fabrini, idraulico, torturato a via Tasso prima di morire alle Ardeatine. Infine il calzolaio Mario Intreccialagli, di Montecompatri: fu portato nella Pensione Oltremare della Banda Koch, subì supplizi vari prima di raggiungere le altre vittime alle Fosse Ardeatine.

http://www.brogi.info/2013/10/la-rabbia-ai-castelli-che-ha-impedito-il-funerale-di-priebke-e-i-loro-caduti-alle-fosse-ardeatine.html

sabato 5 ottobre 2013

Ciao Carlo Lizzani. Partigiano.

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Roma, 5 ott. (Adnkronos) - ANPI ROMA.

< Carlo Lizzani diede contributo a cultura democratica Paese. "Partigiano, e' stato un prestigioso collaboratore della rivista dell'Anpi, 'Patria Indipendente', e presidente onorario dell'Anpi romana. Uno dei suoi principali film e' stato 'Achtung! Banditi!', sulla guerra partigiana. Carlo, durante la Guerra di liberazione, era studente universitario e fu molto attivo nella Resistenza a Roma". Cosi' in una nota il Comitato Provinciale dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di Roma e Lazio, commenta la scomparsa di Carlo Lizzani, ed "esprime le piu' sincere condoglianze alla sua famiglia. Dirigente del Comitato studentesco di agitazione -prosegue l'Anpi- contribui' con la sua attivita' a rendere ancor piu' ramificata l'opposizione armata ai nazifascisti. Grande Ufficiale e Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, membro del Pci, Carlo Lizzani fu protagonista del cinema neorealista italiano, dando un grande contributo alla cultura democratica del nostro Paese", conclude l'associazione.>

Ciao Carlo Lizzani. Partigiano.

mercoledì 4 settembre 2013

8 settembre 1943. 70° Anniversario della difesa di Roma. Le iniziative

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In occasione del 70° anniversario della Difesa di Roma l’Amministrazione Capitolina, alla presenza del Sindaco, prof. Ignazio Marino ha in programma diverse iniziative per domenica 8 settembre

Ore 8.30 Santa Messa nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli in suffragio dei caduti ed alle ore 10.00, alla presenza del Capo dello Stato, in Piazzale Ostiense e presso il Parco della Resistenza dell’8 settembre 1943.

Si ricorda che al termine della Santa Messa ( ore 9.15) alla base della scalinata della Basilica di Santa Maria in Ara Coeli due minibus dell’ Amministrazione capitolina saranno a disposizione dei Rappresenti delle Associazioni per raggiungere Piazzale Ostiense.

Il 10 settembre Cerimonia in Piazza caduti della Montagnola e seminario Parrocchia Gesù Buon Pastore

Nelle giornate 8 e 10 settembre 2013 ricorre il 70° anniversario della difesa di Roma, fatti di elevato spessore storico, che rivestono particolare importanza per la città. Il Comitato promotore, Personale dell’8° Municipio di ROMA, Rappresentanti dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e della Parrocchia Gesù Buon Pastore, ha organizzato una una serie di eventi.Il 10 settembre cerimonia in Piazza Caduti della Montagnola e un Seminario nella Parrocchia Gesù Buon Pastore.Nelle giornate dell’8 e 9 ottobre, presso le scuole di Roma – XIa Municipio, verranno organizzate conferenze sulla Difesa di Roma e sulla Resistenza e Liberazione di Roma dall’occupazione nazista.


Programma della cerimonia in Piazza caduti della Montagnola - 10 settembre 2013
Ore 16.00: Adunata dei partecipanti alla cerimonia presso la colonna rievocativa in Piazza Caduti della MontagnolaOre 16.15: Deposizione di una corona di alloro alla colonna rievocativa in Piazza Caduti della MontagnolaOre 16.20: Interventi commemorativi
Partecipano l’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e il Personale dell’8° Municipio

Programma del seminario Parrocchia Gesù Buon Pastore 10 settembre 2013

Ore 17.00: saluto e presentazione del Presidente Associazione Nazionale Granatieri di SardegnaOre 17.06: Quadro Storico in cui si inquadrano gli avvenimenti I Granatieri di Sardegna nella difesa di Roma. Gen. Ernesto BonelliOre 17.46: I valori della Resistenza civile da tramandare ai giovani. On. Bartolo CiccardiniOre 18.06: Rapporto Resistenza Costituzione. Vito Francesco Polcaro, Presidente ANPI di RomaA seguire dibattito e indirizzo di commiato del Parroco Gesù Buon Pastore

venerdì 9 agosto 2013

La destra e i falsi riformatori di giustizia

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Di "riforma della Giustizia", dicono vaneggiano e sproloquiano. Ma di quale riforma parlano, il Grande Corruttore evasore condannato, i suoi accoliti a libro paga e i coristi di regime, e qualche che suo alleato di governo? Di quale riforma, visto che la Giustizia in Italia, è stata profondamente riformata con leggi ad hoc nel 1990, 1991, 1995, 1998 e, in particolare, in modo radicale nel 2005, 2006 e nel 2009 quando sono stati definiti anche innovativi procedimenti processuali, quale il rito cautelare uniforme e il contenzioso conciliativo extragiudiziale?

Forse di quella definita dalle norme della Costituzione, dove agli artt. 101-110 si sancisce l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura? Lo vedremo, vigilando, da settembre in difesa della nostra Carta e della democrazia.

Intanto i lor signori "riformatori di giustizie" affossano un importante innovazione, seppur proposta con l'inusuale ,per il tema, con lo strumento del decreto legge, che era stata presentata con il d.l. n. 69/2013, cosiddetto del "Fare". Due giorni fa, in Senato, con due emendamenti presentati da PDL e Lega durante l'iter di conversione in legge, è stata cancellata la norma che prevedeva il percorso di accesso per i neolaureati in Giurisprudenza al concorso per accesso alla carica di magistrato ordinario, dopo aver superato il primo anno di scuola di specializzazione e lo stage di diciotto mesi presso gli uffici della magistratura ordinaria e amministrativa. Con la funzione di ausilio per accelerare lo svolgimento dei processi in arretrato

"La modifica depotenzia fortemente uno strumento di grande rilievo per la formazione dei neolaureati e per la migliore funzionalità degli uffici giudiziari" ha commentato la giunta della Associazione Nazionale Magistrati.

Una pesante sconfitta per il Governo, proprio sul tema della giustizia, della cui "riforma" i tanti cialtroni straparlano senza cognizione. O, semplicemente, con l'obiettivo sotteso e ambiguo di stravolgerne i principi costituzionali. Ad personam, ancora una volta.

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI "don Pappagallo"

martedì 6 agosto 2013

Io sono l'ultimo. Le lettere di amore e di lotta di partigiane e partigiani italiani

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Lette in poche ore, tutte d'un fiato oggi sotto un sole cocente, le oltre cento lettere piene di amore, amicizia, odio e violenza. Un appassionante racconto intrecciato e corale di forza e di speranza, sul fascismo, la democrazia, la libertà , il triste e sconfortante momento dell'Italia di oggi. Storie di partigiane e partigiani che erano, prima di tutto, ragazze e ragazzi ventenni. Che si innamoravano, vivevano una speranza, scoprivano di avere coraggio ma anche paura. Storie partigiane meravigliose ma anche tragiche, che rischiano di essere dimenticate e che ci dicono che la guerra di Liberazione, la Resistenza, è stata soprattutto una rivolta di giovani.

E che iniziano, e da qui nasce l'idea di questo libro, quando Anita Malavasi, la partigiana "Laila" ha iniziato a parlare d'amore, due anni or sono. Anita, che ci ha lasciato sei mesi fa a fine novembre mentre il libro era in stampa, era entrata nella Resistenza come staffetta a ventidue anni, a Reggio Emilia, dopo l'8 settembre 1943. Raccontò che per passare in bici ai posti di blocco mostrava le gambe ai tedeschi e quelli, "fessacchiotti", fischiavano. Per diventare partigiana aveva lasciato il fidanzato. E non si era più risposata. Poi disse: "In montagna, avevo trovato un ragazzo...lui si, lo avrei sposato se non me lo avessero ucciso. Si chiamava Giambattista Trolli, nome di battaglia Fifa, anche se era coraggiosissimo. E' morto nella battaglia di Monte Caio nel 1944, a ventitre anni. L'ho saputo sei mesi dopo, quando a primavera la neve si sciolse e il suo corpo fu ritrovato. Gli porto ancora i fiori...e anche adesso me lo rivedo davanti agli occhi. L'unico nostro bacio è stato d'addio".

Riempie il cuore questo libro, e fa piangere anche. Molto. Lettura obbligata, per i forti d'animo, per chi ci crede veramente e per chi sente che le cose della vita vanno conquistate, sempre, con passione e coraggio.

Marco Foroni


Io sono l'ultimo, Lettere di partigiani italiani, 2012, Einaudi Stile libero Extra, pp. XX - 332, € 18,00
A cura di Stefano Faure, Andrea Liparoto, Giacomo Papi

Una Targa per la Memoria. Eseguiti i lavori di manutenzione

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Comunichiamo con piacere a tutte e tutti gli iscritti e simpatizzanti della Sezione "don Pappagallo", a tutti coloro che hanno a cuore la Memoria antifascista e della nostra città che, come anche segnalato da alcuni di voi e come da nostro impegno promesso, abbiamo provveduto all'intervento di manutenzione e pulizia della Targa a Memoria della vittime dei fascisti della famigerata Banda di Pietro Koch. La Targa, lo ricordiamo, è posizionata in via Principe Amedeo, 2 all'Esquilino all'ingresso di quella che fu la Pensione Oltremare, prigione e luogo di tortura durante il periodo della occupazione nazifascista di Roma, 1943-44.

Colgo l'occasione per evidenziare che, in ogni caso, l'attuale collocazione presenta aspetti di precarietà e notevole esposizione alle intemperie, per i quali invito gli Amministratori ed il prossimo Delegato alla Memoria del I Municipio a verificare e adottare in tempi brevi soluzioni per una forma di esposizione più idonea che possa prevedere, come abbiamo già evidenziato, un supporto verticale sito sul marciapiede.

Un grazie di cuore al socio Mario Spagnoli che ha seguito l'iter dei lavori.

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI "don Pappagallo" Esquilino-Monti-Celio

lunedì 5 agosto 2013

In difesa della legalità. No alle modifiche della Costituzione

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Domani conferenza stampa a Roma di Carlassare, Don Ciotti, Landini, Rodotà, Zagrebelsky per lanciare iniziative in difesa della Costituzione

ROMA - In Italia, non da oggi, è aperto un problema di democrazia costituzionale, che si è venuto aggravando nell’ultimo periodo. La difesa della legalità individua così con particolare evidenza un tema dove diventa essenziale la resistenza contro ogni forma di violazione e l’esplicito rifiuto alla modifica della Costituzione per controllare la Magistratura, all’indomani della sentenza della Cassazione, ne rappresenta una immediata e necessaria conferma.

Così come il dispositivo della Corte Costituzionale che ripristina la democrazia e la libertà nei luoghi di lavoro, conferma il valore della Costituzione quale argine democratico di civiltà del nostro Paese.
Rientra in questo dovere civico l’opposizione ai tentativi di stravolgere le procedure di revisione della Costituzione.

La nostra Carta Costituzionale va interamente applicata.

E’ indispensabile mettere in evidenza che nella società italiana sono ormai visibili e manifeste forze politiche, sociali e civili che hanno sviluppato veri “anticorpi democratici”.
Queste forze debbono dunque essere soggetti attivi per un cambiamento che, muovendo proprio dai fondamenti costituzionali, investa l’intera politica, rifiuti le chiusure oligarchiche, sia capace di guardare oltre le emergenze e i nostri stessi confini.

Per avviare i necessari confronti, e definire le più adeguate iniziative Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti (in collegamento telefonico), Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky convocano per il giorno 06 agosto una conferenza stampa alle ore 12.00 presso l’Hotel nazionale (Sala Cristallo) Piazza Montecitorio, 131.

sabato 3 agosto 2013

L'ANPI, baluardo di democrazia

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Si leggono, nelle ultime ora, commenti e tendenze a parteggiare o a disquisire per una "Anpi di lotta" o una "Anpi di governo". Ma di ANPI ce ne è una sola, quella nata dalla Guerra di Liberazione, dal sacrificio delle tante e dei tanti che hanno dato anche la vita, per la Libertà e la Democrazia. Perchè stare con l'ANPI significa stare con l'unico e ultimo baluardo della Memoria della Resistenza e quindi dalla parte del futuro del Paese, dalla parte della Costituzione della Repubblica. E' necessario, da parte di tutti noi, cittadine e cittadini democratici, mantenere la serenità e la calma di chi sta dalla parte giusta, anche a fronte delle eversive, sguaiate o offensive dichiarazioni rilasciate oggi da esponenti politici del PDL, lesive del principio della pacifica convivenza collettiva e del rispetto reciproco. Noi siamo qui, misurati nelle parole e nelle azioni, ma mantenendo sempre alta la vigilanza democratica. Ora e sempre, Resistenza!

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI "don Pappagallo"

mercoledì 31 luglio 2013

A difesa della Costituzione. Nota del Presidente dell'ANPI, Carlo Smuraglia

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"Come ho scritto più volte, la questione delle riforme costituzionali, su cui stanno lavorando Governo e Parlamento, è di grande importanza e merita piena attenzione.
Ripeto, per l’ennesima volta, che l’art. 138 è una garanzia per tutti; dunque non va toccato, e invece lo stanno strapazzando, a grande velocità, come se nessuno avesse fatto obiezioni e si trattasse di una cosa pacifica.

Aggiungo che la velocità impressa a questo disegno di legge costituzionale, in un momento in cui il Parlamento è invasato di provvedimenti di grande rilievo ed urgenza, che incidono direttamente su singoli interessi più immediati dei cittadini, è di per sé anomala e ingiustificata.

Ciò che mi preoccupa, peraltro, è l’attenzione, ancora piuttosto scarsa, che molti nostri organismi periferici stanno dedicando alla delicatissima tematica istituzionale.

Conosco iniziative importanti e di rilievo solo dell’ANPI provinciale di Torino e dell’ANPI provinciale di Modena; segue, con un pochino di distanza, Grosseto, e poi non molti altri. Allora, bisogna intendersi: questa è una priorità, alla quale tutti i nostri organismi devono dedicare la massima attenzione, assumendo iniziative di ogni tipo, per informare, per discutere, per avviare confronti. Ci possiamo concedere, adesso, una pausa di riposo meritato, ma alla ripresa – fin dai primi di settembre – bisognerà muoversi, mobilitarsi e darsi da fare. Non solo alcuni, ma tutti."

Carlo Smuraglia
Presidente dell'ANPI Nazionale

martedì 30 luglio 2013

Salvatore Settis: Non hanno il diritto di cambiare la Costituzione

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“Ho firmato l’appello del Fatto Quotidiano con grande convinzione perché ritengo che la Costituzione sia davvero in pericolo”. Salvatore Settis, studioso di fama internazionale e importante voce critica del nostro tempo, ha parole chiare e dure sulla vicenda.

Professore, che sta succedendo con il disegno di legge di modifica dell’articolo 138?

Sta avvenendo una forzatura. Questo è un governo di necessità e di scopo che doveva fare un certo piccolo numero di cose fra cui al primo posto c’era sempre stata la riforma di quell’orrenda legge elettorale che ci ritroviamo. Ora invece scopriamo che la prima cosa che deve fare è cambiare la Costituzione – e non è cosa secondaria, parliamo della forma dello Stato e di governo – mentre la riforma del porcellum , così chiamato non per caso, viene demandata alla stessa commissione come se fosse un pezzo della Costituzione. Non mi convince per nulla che questa modifica diventi una necessità immediata, addirittura da fare prima della legge elettorale. E l’intervista che ha dato la Gelmini (ieri su Repubblica, ndr) ci dice che siamo sotto scacco di un ricatto: il fatto che riforma costituzionale e quella elettorale stiano insieme dimostra che c’è tutta una manovra della destra per incidere profondamente sulla Costituzione, che Berlusconi definiva sovietica. Spero vivamente che il Pd rinsavisca in tempo.

I Padri costituenti, lungimiranti, pensarono al 138 in maniera articolata: in un suo intervento molto duro su Repubblica lei lo chiama frutto di “calibratissima ingegneria istituzionale”…

La Costituente vera, l’unica che abbiamo avuto nel 1946 e 1947, è tutt’altro rispetto alla Costituente finta, quella che si vuol fare adesso. Le due differenze principali sono che quella vera fu eletta per scrivere la Costituzione, aveva perciò uno scopo. Invece il Parlamento di oggi non è legittimato per esprimere una Costituzione, anche per il modo con cui non è stato eletto ma nominato col Porcellum. Al lavoro della Costituente vera poi si affiancò una grande opera di alfabetizzazione costituzionale (c’era un ministero apposito, retto da Nenni sia col governo Parri che con quello De Gaspari): c’erano trasmissioni quotidiane alla radio in cui si educava e si informava. Si trattava di coinvolgere nel progetto di scrittura della Costituzione più gente possibile. Ora si tratta invece di tenerlo il più nascosto e lontano possibile dall’opinione pubblica, magari promettendo improbabili sondaggi via web che sono tutt’altra cosa.

Qual era nel dopoguerra il livello di quella discussione?

Leggendo gli atti della Costituente – un testo meraviglioso che bisognerebbe antologizzare – si impara una cosa che oggi sembra quasi una favola: i deputati della Costituente studiavano! Andavano a fondo. Su proposta di Giorgio La Pira furono tradotte in italiano tutte le costituzioni del mondo. C’è un libretto prezioso che fu distribuito a tutti i costitutenti: quando affrontavano qualsiasi argomento, che fossero temi culturali o le modifiche costituzionali, avevano uno sguardo mondiale. In questo contesto si discusse se si poteva cambiare o meno la Costituzione.

Ed eccoci all’articolo 138.

Che è la procedura con il quale cambiarla. La Costituzione fu interpretata come rigida, che non è il contrario di flessibile, bensì di segmentata. Vuol dire che tutte le sue parti si tengono insieme. Un articolo non si può cambiare senza cambiare l’architettura dell’insieme. Appunto per questo c’è il 138, proprio per evitare che una maggioranza improvvisata o temporanea potesse modificare un articolo a sua immagine e somiglianza sfigurando l’intera architettura della Costituzione. La Carta può esser cambiata, ma con grande prudenza e largo consenso. Come ha detto il giurista Alessandro Pace, “è modificabile ma non derogabile”.

Nel dibattito di allora il democristiano Benvenuti disse che le modifiche non dovevano esser affrettate perché altrimenti potevano “recare la complicità del presidente della Repubblica”. Cosa voleva dire?

La preoccupazione era che un presidente fosse messo con le spalle al muro, costretto a firmare una modifica. Era una sorta di garanzia della figura suprema del presidente.

Vede analogie con oggi?

Esprimo la speranza che ci siano a Roma i custodi della Costituzione. Compreso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: spero che da una riflessione accurata su quello che sta accadendo possa ricavare la coscienza che la sua persuasione morale (se vogliamo dirlo in italiano e non col pessimo anglismo moral suasion) debba esser esercitata nella direzione di un rigorosissimo rispetto dell’articolo 138.

di Marco Filoni - da “Il Fatto” del 30 luglio 2013

domenica 28 luglio 2013

I custodi della Carta. di Salvatore Settis

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Eccolo l'attacco finale alla nostra Costituzione democratica nata dalla Guerra di Liberazione. Ecco, come ci ricorda Salvatore Settis in questo mirabile articolo, che con la redazione del DDL n. 813 i firmatari Letta-Quagliariello-Franceschini ci informano che la Costituzione dev’essere adeguata al «mutato scenario politico, sociale ed economico». Noi, che difendiamo da sempre la Costituzione della Repubblica, secondo il succitato trio pecchiamo di «conservatorismo costituzionale», perchè la forma dello Stato e del governo come furono immaginate dalla Costituente «nella temperie della guerra fredda» sono superate e inadatte ai nostri tempi. Eccolo l''attardato thatcherismo di ambienti finanziari e imprenditoriali neoliberisti, dove J.P. Morgan detta le regole e ci dice che la crisi economica è stata causata dalle troppe concessioni alle classi meno abbienti, dai diritti civili e dai diritti dei lavoratori e dall'antifascismo. Non passeranno. Inizia, da oggi, la nostra nuova Resistenza.

Marco Foroni, Segretario Sezione ANPI don Pappagallo

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Si può cambiare la Costituzione, e come? Per tutto il 1947 la Costituente discusse appassionatamente questo punto cruciale. Tutti erano d’accordo che la Carta è «nelle sue grandi mura definitiva, e deve aver vita di secoli » (Meuccio Ruini), e che va intesa come “rigida”, un insieme organico di cui non si può cambiare un articolo senza incidere sull’insieme. Secondo il democristiano Lodovico Benvenuti (più tardi Segretario generale del Consiglio d’Europa), i principi della Carta «non possono esser rimessi all’arbitrio di qualsiasi maggioranza parlamentare», anche per evitare che affrettate modifiche richiedano «la complicità del presidente della Repubblica». Costantino Mortati (Dc) osservò che «la Costituente fu eletta ad hoce nel periodo della sua formazione i partiti hanno presentato i loro programmi sulla nuova Costituzione», mentre «una Camera avvenire, eletta per un compito normale di legislazione», non sarà mai altrettanto legittimata a cambiarne il testo.

Si ritenne necessario «stabilire forti garanzie per evitare che la Costituzione sia modificata con leggerezza » (Lussu), ricorrendo a «una procedura straordinaria particolarmente complicata» per arginare colpi di maggioranza (così il liberale Martino, poi presidente del Parlamento europeo). Il 15 gennaio 1947 fu approvata la proposta del socialista Paolo Rossi (poi presidente della Corte costituzionale), secondo cui le Camere, dopo aver varato una modifica costituzionale, erano automaticamente sciolte, e la modifica entrava in vigore solo dopo essere stata riapprovata tal quale dalle nuove Camere. Dopo acceso dibattito si giunse a quello che è oggi l’art. 138, con le sue tre garanzie contro i colpi di mano. Prima di tutto, la doppia lettura da parte delle Camere, a tre mesi l’una dall’altra, onde «diluire nel tempo il procedimento di revisione al fine di accertarne la rispondenza ad esigenze veramente sentite e stabili» (Mortati), anche perché «tre mesi paiono sufficienti perché l’opinione pubblica si metta in moto»; in secondo luogo, la maggioranza di due terzi, e in difetto di questa «il ricorso alla fonte stessa della sovranità, il referendum popolare», fermo restando che «la legge, finché è legge, sia religiosamente osservata» (Rossi).

Questa calibratissima ingegneria istituzionale viene spazzata via dal disegno di legge 813, firmato da Enrico Letta e dai ministri Quagliariello e Franceschini. Secondo i proponenti, le Camere che oggi abbiamo, composte di membri nominati con la pessima legge elettorale che tutti deplorano e nessuno modifica, esprimeranno (con accordi fra i capigruppo e i presidenti delle Camere) una mini-Costituente di 40 membri. Tal Comitato esamina a tappe forzate («non sono ammesse questioni pregiudiziali, sospensive e di non passaggio agli articoli») le proposte di riforma della Costituzione «afferenti alla forma di Stato, alla forma di Governo e al bicameralismo», le elabora in quattro mesi e le trasmette alle Camere, che devono concluderne l’esame entro 18 mesi. Vengono mantenuti referendum e doppia lettura, ma l’intervallo è ridotto da tre mesi a uno. Il precedente è la Bicamerale del 1997, la cui unica funzione fu traghettare Berlusconi attraverso una legislatura di centrosinistra senza far nulla sul conflitto d’interesse.

Secondo Alessandro Pace (audizione al Senato, 21 giugno), un vizio di fondo inficia questo ddl. «Il Parlamento può modificare l’art. 138, ma finché quella procedura è in vigore deve rispettarla: l’art. 138 è bensì modificabile, ma non derogabile», il ddl 813 costituisce perciò «una modifica surrettizia con effetti permanenti». Ma le anomalie non si fermano qui: perché il governo ha nominato una commissione di “saggi” «incaricata di fornire i suoi input nel merito delle modifiche da apportare alla Costituzione »? Come mai gli emendamenti alle proposte di revisione co-stituzionale possono essere presentati dal governo e dai capigruppo, ma non da un singolo deputato come nella Costituente? Che vuol dire l’art. 4, secondo cui «qualora entro il termine non si pervenga all’approvazione di un progetto di legge costituzionale, il Comitato trasmette comunque un progetto di legge»? Quale progetto di legge, se nessuno è stato approvato? Perché infine (lo hanno incisivamente notato Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro) al Comitato è rimesso anche l’esame delle leggi elettorali, come se il Porcellum fosse diventato un pezzo di Costituzione?

Perché tanta fretta, perché tante anomalie? Perché, ci informa la relazione del ddl 813, la Costituzione dev’essere adeguata al «mutato scenario politico, sociale ed economico ». Chi difende la Costituzione com’è pecca di «conservatorismo costituzionale », spiegano Letta-Quagliariello-Franceschini, poiché la forma dello Stato e del governo furono immaginate dalla Costituente «nella temperie della guerra fredda». Questo affondo storiografico è un’impronta digitale, rivela da dove vengono le certezze di chi ci governa: dalla partyline, diffusa nell’attardato thatcherismo di ambienti finanziari e imprenditoriali, secondo cui la crisi economica nasce dalle troppe concessioni alle classi meno abbienti. Come ha ricordato Barbara Spinelli in queste pagine, chi ha divulgato questa linea in Italia è Berlusconi, secondo cui la nostra Costituzione «fu scritta sotto l’influsso della fine di una dittatura da forze ideologizzate », è una “Costituzione sovietica”. Ancor più chiaro è il rapporto sull’area euro della società finanziaria J.P. Morgan (28 maggio), secondo cui «all’inizio della crisi, si pensava che i problemi nazionali fossero di natura economica, ma si è poi capito che ci sono anche problemi di natura politica. Le Costituzioni e i sistemi politici dei Paesi della periferia meridionale, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica, (…) e sono ancora determinati dalla reazione alla caduta delle dittature. Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche ».

La finanza internazionale comanda, il governo italiano esegue, come usa alla periferia del mondo. Leggendo il ddl 813 in filigrana sul documento di JP Morgan (un ordine di servizio che viene da lontano), dobbiamo aspettarci un governo più forte e centralizzato, un parlamento più debole, la compressione dei diritti dei lavoratori e di ogni protesta, l’archiviazione dell’antifascismo. Se ciò è contrario alla Costituzione basta cambiarla, e in fretta: perciò, capovolgendo il responso delle urne e le priorità dichiarate, la riforma del Porcellum è stata messa in soffitta, la riforma della Costituzione in corsia preferenziale.

«Ci sarà pure un giudice a Berlino», diceva il mugnaio di Potsdam che arrivò fino al Re di Prussia per avere giustizia. Ci sarà pure a Roma un custode della Costituzione, dicono oggi i cittadini. A chi chiederemo se davvero la crisi economica è un frutto dell’antifascismo? Se per risolverla occorre stravolgere la Costituzione modificando «la forma di Stato e di governo » generata dalla Resistenza? Se dobbiamo rassegnarci a quel che Barbara Spinelli ha chiamato il «giudizio universale» di JP Morgan, a «demolire la Costituzione in nome della cosmica giustizia dei mercati»?

Salvatore Settis (La Repubblica, 28 luglio 2013)

giovedì 25 luglio 2013

L'ANPI Roma. No a festeggiamenti per i 100 anni del criminale nazista Priebke

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Comunicato Stampa

“Un criminale di guerra non può essere festeggiato, alla memoria delle vittime del nazifascismo non si può mai derogare”. E’ quanto afferma il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma nell’apprendere che il 29 luglio saranno festeggiati i 100 anni di Erich Priebke, il capitano delle SS che sta scontando l’ergastolo ai domiciliari per l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

“La migliore risposta a chi vuole festeggiare il carnefice delle Fosse Ardeatine è l’adesione alla petizione on line ‘Vogliamo giustizia e verità sulle stragi nazifasciste’ tramite il sito www.anpi.it.

Ci auguriamo che non si ripetano i festeggiamenti pubblici che Priebke ebbe per i suoi 90 anni. Le ragioni della giustizia e della verità storica non posso essere oscurate, dando la possibilità a personaggi noti di strumentalizzare politicamente il compleanno con l’intento di assolvere la barbarie nazifascista e screditare il ruolo e il significato che i partigiani ebbero nella Resistenza e nella nascita della Repubblica e della democrazia. Priebke rappresenta la responsabilità di tutte le stragi compiute in Italia, che hanno causato la morte di circa 15.000 persone. Nel 70° anniversario dell’inizio della Resistenza l’ANPI di Roma ricorda tutte le vittime del nazifascismo, ed esprime solidarietà alle famiglie dei Martiri, molte delle quali non hanno avuto giustizia. “

Roma, 23 luglio 2013

lunedì 22 luglio 2013

I 100 anni del criminale nazista. Noi non festeggiamo. Una nota dell'ANED

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Erich Priebke compie 100 anni. C'è poco da festeggiare
L'Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi nazisti esprime il proprio sdegno e quello dei suoi associati per gli imminenti annunciati festeggiamenti che l'avvocato Paolo Giachini intende organizzare per i 100 anni del suo assistito Erich Priebke.
Priebke è un criminale di guerra nazista; non possiamo dimenticare che per sua diretta responsabilità tanti ragazzi italiani, colpevoli soltanto di aver combattuto per la libertà e la democrazia, non hanno potuto conoscere neppure la maturità, hanno visto distrutti i propri sogni e i propri progetti.
Erich Priebke, che non ha mai pronunciato parole di pentimento, gode già nel nostro paese di un regime di semilibertà, concessogli da una giustizia certamente più umana e rispettosa di quella da lui propugnata da sempre. Non sfidi ora i sentimenti più profondi degli italiani e la memoria dei familiari dei Martiri con festeggiamenti assolutamente fuori luogo
Chiediamo che venga impedita qualsiasi forma di festeggiamento pubblico e che non venga dato nessun risalto a questo evento privato per rispetto dei Martiri, delle loro famiglie e ai milioni di persone che hanno perso la vita e hanno sofferto per mano nazista.

L'Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti

venerdì 12 luglio 2013

I Comitati Dossetti e l'ANPI. Non si tocchi la Costituzione

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Questo il testo della lettera - condiviso dall'ANPI - che i Comitati Dossetti per la Costituzione hanno inviato ai senatori della Repubblica in previsione della discussione del disegno di legge Costituzionale n. 813, ("Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali")

Caro Senatore,
Questa settimana è fissata la discussione del disegno di legge Costituzionale n. 813, recante "Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali", che giunge in aula, dopo essere stato esaminato con procedura d'urgenza dalla Commissione Affari costituzionali, che, per accelerare i tempi lo ha licenziato in seduta notturna. Tanta fretta non è sintomo di efficienza e non è giustificata dalla materia trattata, che ha per oggetto l'instaurazione di una procedura straordinaria per la revisione costituzionale, in deroga all'art. 138 Cost., allo scopo di agevolare una revisione profonda della Costituzione che investe i titoli I, II, III e V della Parte seconda, ma può estendersi anche alle garanzie giurisdizionali e costituzionali (titolo IV e VI) ed alla prima Parte.

La Costituzione non è una questione che possa essere trattata con somma urgenza come avviene per le leggi finanziarie, le cui correzioni possono essere imposte da situazioni contingenti e di mercato. Le Costituzioni non sono un puro atto di diritto positivo imposto comunque da un legislatore: esse nascono da un processo storico, sono memoria e progetto e, come tali, definiscono l'identità di un popolo, di una comunità politica organizzata in Stato. La nostra Costituzione porta dentro di sé la memoria di 100 anni di storia italiana, nel bene e nel male; contempla le ferite del fascismo, il suo ripudio attraverso la lotta di liberazione e realizza le garanzie perchè il fascismo non venga più riprodotto, attraverso una tecnica di equilibrio dei poteri che impedisce ogni forma di dittatura. La Costituzione italiana è stata forgiata in quel “crogiolo ardente” rappresentato dall'evento globale costituito dalla seconda guerra mondiale e porta l'impronta di uno spirito universale.

Mettere mano alla Costituzione non è mai un'azione banale, vuol dire mettere mano alla storia, interrogarci sulla nostra storia, sulle conquiste di civiltà giuridica faticosamente raggiunte, sui successi, sui fallimenti, sui pericoli che sono all'orizzonte. La Costituzione può essere riformata per adeguarla ai tempi, ma non tollera revisioni radicali che ne snaturino l'impianto. I beni pubblici repubblicani che i Costituenti hanno attribuito al popolo italiano, inerenti la garanzia dei diritti fondamentali e la qualità della democrazia, costituiscono un patrimonio irrecusabile, che non può e non deve essere smantellato. Proprio per tutelare l'indisponibilità di questo patrimonio, la Costituzione ha previsto un procedimento “rigido” di revisione, incardinato nei binari dell'art. 138, con il limite dell'immodificabilità della forma repubblicana e dei principi costituzionali supremi. Fra questi ultimi, come rimarcato da autorevole dottrina, rientra il principio della salvaguarda della rigidità costituzionale, che è il più supremo di tutti. Infatti, se si intaccasse la rigidità della Costituzione, tutti i suoi principi e valori verrebbero esposti agli umori delle contingenti maggioranze politiche e perderebbero di effettività.

Il fatto che per avviare un processo di revisione costituzionale (la cui iniziativa, comunque, non spetterebbe al Governo ma al Parlamento) si pretenda di incidere sulla rigidità della Costituzione, lascia trasparire l'intento (o quantomeno la possibilità) che il processo riformatore esorbiti dai limiti sostanziali che la Carta stessa fissa alla sua revisione; limiti che da molto tempo sono contestati da forze politiche portatrici di culture estranee ai principi e valori costituzionali, le quali, assieme all'antifascismo, contestano la divisione dei poteri ed il principio fondamentale che la Repubblica sia “fondata sul lavoro”.

Per queste ragioni ti chiediamo di votare contro questo disegno di legge, perché integra un vero e proprio illecito costituzionale: siamo infatti convinti che la fedeltà alla Costituzione debba prevalere sulla disciplina di partito e su ogni altra considerazione di opportunità politica e ti preghiamo di rivendicare la procedura normale dell'art. 138 per le pur opportune modifiche costituzionali.

Raniero La Valle, Domenico Gallo
Roma, 8 luglio 2013

mercoledì 10 luglio 2013

Caro Pippo Baudo, via Rasella non fu un attentato terroristico

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RAI: ANPI A PIPPO BAUDO, VIA RASELLA NON FU ATTENTATO TERRORISTICO
(AGENPARL) - Roma, 10 lug -
Lunedì 8 luglio è andato in onda su Rai Tre in prima serata il programma ‘Il viaggio’, con Pippo Baudo. Al suo interno è stato dedicato un servizio al Sacrario delle Fosse Ardeatine nel quale il presentatore Baudo ha intervistato il maggiore dell’Esercito Italiano Francesco Sardone. Purtroppo ancora una volta, parlando di via Rasella, si sono rappresentati i fatti come se si fosse trattato di un attentato terroristico, e non di una "legittima azione di guerra partigiana", come è stato riconosciuto più volte dalla Corte di Cassazione italiana e da numerosi tribunali. Dispiace che uno dei più noti volti della TV italiana abbia scelto, ponendo le domande, di porre l’accento su presunti fatti poco chiari ancora oggi, quando la verità storica dovrebbe essere oramai riconosciuta e sedimentata. Ma le imprecisioni e i commenti equivoci non finiscono qui. Baudo, parlando di Don Pietro Pappagallo, dice che lui non c’entrava nulla! E’ vero, come innocenti però furono tutte le 335 vittime: non ci furono innocenti più di altri. Inoltre dobbiamo correggere il maggiore Sardone, che ha raccontato che dopo l’8 settembre del ’43 i Gruppi Armati Proletari cominciarono a compiere attentati contro i tedeschi, evidentemente confondendo i G.A.P. , Gruppi di Azione Patriottica responsabili dell’azione di via Rasella, con i Gruppi Armati Proletari, gruppo terroristico degli anni di piombo. Parlando della rappresaglia, le domande di Baudo sembrano legittimare le presunte leggi di guerra, solo in parte spiegate dal maggiore dell’Esercito, continuando a diffondere l’dea sbagliata che si potessero uccidere 10 persone per ogni militare morto. Baudo afferma: ”Dobbiamo dire la verità, sui fatti ancora si discute… gli autori non si sono mai presentati, anzi, sono stati insigniti di medaglia d’oro ed alcuni hanno fatto i deputati”. In realtà l'eccidio fu compiuto dai tedeschi in gran segreto e in tempi rapidissimi (21 ore dopo l'azione), in combutta con la polizia fascista, che consegnò alle SS di Kappler una parte delle vittime. Non fu rivolto alcun appello a consegnarsi agli autori dell'azione di via Rasella nè vi fu alcun preavviso della rappresaglia. Proprio per celare il posto dell'eccidio, i tedeschi fecero esplodere delle bombe all'ingresso delle cave Ardeatine. Ricordiamo quindi a Baudo, nel '70 anniversario della Resistenza, e a tutti i cittadini italiani che lo hanno ascoltato, che la verità è un’altra ed è stata definitivamente stabilita dai tribunali.
Lo rende noto l' ANPI Roma.
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Su via Rasella, la Suprema Corte di Cassazione: < Definire "massacratori" i partigiani è diffamazione. Fu una legittima azione di guerra contro il nemico occupante >

ROMA (22 luglio 2009) - Commette diffamazione chi definisce «massacratori» i partigiani che, il 23 marzo 1944 condussero l'attacco di via Rasella contro i soldati nazisti occupanti. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta di risarcimento danni morali avanzata nei confronti del quotidiano Il Tempo da Elena Bentivegna, figlia della gappista Carla Capponi e di Rosario Bentivegna, due dei partecipanti all'azione di via Rasella, alla quale seguì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. I partigiani, secondo la Suprema Corte, non furono dei «massacratori di civili», ma compirono una «legittima azione di guerra» contro il nemico occupante.

La Cassazione - con la sentenza 16916 - ha contestato la decisione con la quale la Corte d'appello di Roma, nel 2004, aveva respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da Elena Capponi nei confronti del quotidiano Il Tempo. Il giornale aveva definito «massacratori di civili» i partigiani del commando di via Rasella, ritenendo legittimo l'uso di un simile termine in quanto quell'azione era «un gesto certamente violento, per sua natura finalizzato a cagionare orribile morte a una molteplicità di persone: si trattava di un inutile massacro». Ma i giudici di Piazza Cavour hanno ordinato alla Corte d'appello di rivedere il suo giudizio in quanto si tratta di un'affermazione «lesiva della dignità e dell'onore dei destinatari» mossa dall'intento di «accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi» (le oltre 300 vittime della strage delle Fosse Ardeatine).

«Ora non è più consentito a nessuno definire come “massacratori” i partigiani di via Rasella: si può esprimere un giudizio critico su quell'azione di guerra, e sottolineo di guerra, ma non si possono usare certi termini anche perchè non ci fu alcun massacro di civili, ad eccezione di un ragazzino rimasto ucciso con tutta probabilità da una raffica di mitra sparata dai tedeschi». Così l'avvocato Ettore Boschi - che ha difeso la memoria di Carla Capponi - ha commentato la sentenza. «Carla Capponi era una donna di gran cuore - aggiunge Boschi - che ha sofferto moltissimo per questi insulti, lei che non si è mai lamentata di tutte le malattie contratte per gli stenti della clandestinità e la durezza della lotta partigiana. Nel nostro Paese, purtroppo la verità storica ha sempre difficoltà ad essere riconosciuta, mentre i distinguo e l'ingiuria hanno il sopravvento».

«Su via Rasella, finalmente, si ristabilisce la verità: chi punta a fare becero revisionismo - interviene Alessandro Pignatiello del PdCI -, a diffamare e a riscrivere la storia d'Italia e della lotta di Liberazione, non potrà prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte che rende giustizia a chi lottò per la democrazia e la libertà».

Da Il Messaggero
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=66818&sez=HOME_INITALIA#IDX

giovedì 4 luglio 2013

La Costituzione, Marsilio e la legge dei pochi

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“Non sarebbe cosa sicura affidare la funzione legislativa alla discrezione dei pochi”. Marsilio (1433-1499)

«Il Decreto Legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio». Con queste prime motivazioni, ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il ricorso al Decreto Legge sulla riforma dell’assetto delle Province, utilizzato in modo improprio, contro le prerogative del Parlamento, dal Governo "tecnico" di Monti sostenuto da PD-PDL-UDC.

In base alla nostra Costituzione, l'esercizio delle funzioni legislative da parte del Governo, che rappresenta eccezione alla competenza del Parlamento, è previsto come un fatto assolutamente eccezionale, in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77), oppure come potere esercitabile per regolare un preciso “oggetto” indicato dalla legge delegante (e quello soltanto), secondo i “principi e criteri” da essa stabiliti, ed entro limiti temporali precisi e determinati che non possono essere superati (art. 76).

Ma nelle ultime legislature la sistematica violazione o elusione dei principi e dei limiti all’uso di queste fonti, ha rappresentato un fatto grave, rilevante anche per le proporzioni che ha assunto. Ovvero abbiamo assistito al massiccio e inaccettabile, trasferimento della funzione legislativa dal Parlamento, sola ed unica sede della legislazione in un ordinamento fondato sulla “sovranità popolare” (art. 1), al Governo. L’esercizio del potere legislativo nel chiuso del Palazzo, nel possibile privilegio del vantaggio personale privato o, forse più spesso, nel guardare agli interessi di chi, questi “pochi”, li sostiene.

Marco Foroni (Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)

lunedì 10 giugno 2013

In Memoria di Giacomo Matteotti

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In Memoria di Giacomo Matteotti. Socialista, antifascista. Ucciso dai sicari di Mussolini il 10 giugno 1924.

Questa mattina siamo stati presenti alla sentita e partecipata cerimonia a Roma, lungotevere Arnaldo da Brescia; nel corso della quale solo una bravissima insegnante che ha accompagnato la sua classe di attenti studenti che hanno letto poesie, ha richiamato i valori dell'antifascismo. E lo ha fatto notare lei stessa di essere stata la sola.

Il prossimo anno, per il 90mo anniversario del vile assassinio, ci attiveremo per chiudere la via al traffico, sarà importante coinvolgere più Associazioni, Partiti politici, Istituzioni museali che si richiamano all'antifascismo. E si dovrà concludere la manifestazione non solo con l'inno di Mameli, come accaduto oggi, ma con l'Inno del Lavoratori, il Canto di Matteotti e l'Internazionale.

domenica 9 giugno 2013

don Pietro a via Tasso

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Questa è la scheda matricolare personale di don Pietro Pappagallo, predisposta dai collaboratori di Kappler e Priebke al suo arrivo nel carcere nazista di via Tasso, dopo il suo arresto avvenuto il 29 gennaio 1944. Il sacerdote antifascista fu arrestato dalle SS dopo la delazione da parte della spia Gino Crescentini; con lui fu eliminata una figura di spicco del fronte militare clandestino e della resistenza romana. Recluso e torturato, fu condannato a morte e giustiziato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine.

La scheda di don Pietro è esposta presso il Museo Storico della Liberazione di via Tasso, proveniente dall'Archivio storico del Museo, nella Sezione "Il cerchio si stringe" dedicata al periodo della feroce repressione nei confronti degli antifascisti della Resistenza romana, gennaio-aprile 1944. La repressione dei nazisti e dei fascisti della banda di Pietro Koch che culminò con l'eccidio delle Fosse Ardeatine e con la deportazione del Quadraro del 17 aprile.

Un grazie al Presidente del Museo Storico della Liberazione, Antonio Parisella.

venerdì 7 giugno 2013

Appello alla mobilitazione: "Rispettare la Costituzione"

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Questo il discorso del Presidente dell'ANPI, Carlo Smuraglia, tenuto il 2 giugno a Bologna alla manifestazione "Non è cosa vostra" promossa da Libertà e Giustizia.

“Ad una magnifica manifestazione come questa, che oltretutto cade in un giorno in cui solitamente festeggiamo la Repubblica e la Costituzione e che oggi assume un valore particolarissimo, non poteva mancare la presenza e l’apporto di una Associazione come l’ANPI che ha fatto della difesa ed attuazione della Costituzione uno dei suoi contenuti ed obiettivi basilari.

Noi siamo contrari al sistema “costituente” che ci viene proposto e minaccia di esserci imposto, perché questa Costituzione può certamente essere modificata col normale sistema previsto dall’art. 138 della Costituzione nei pochi punti sui quali ci sono già convergenze essenziali, ma non può e non deve essere stravolta nei suoi contenuti e nella struttura complessiva non solo della prima, ma anche della seconda parte.

Oltretutto, di questo “processo costituente” non c’è necessità ne tanto meno urgenza. Ci hanno detto che questo Governo, davvero eccezionale nella sua composizione, avrebbe dovuto fare poche cose estremamente necessarie ed urgenti (prima di tutto la riforma della legge elettorale e pressoché insieme provvedimenti immediati per uscire dalla gravissima emergenza sociale che il Paese sta dolorosamente vivendo).

Invece, la legge elettorale è stata collocata dopo il lungo processo “riformatore” che si ipotizza, mentre tardano a venire quei provvedimenti decisivi per l’attività produttiva, per il lavoro, per lo sviluppo che il Paese attende da mesi e che non possono essere ulteriormente differiti.

Sembra invece, a leggere le cronache, che il problema principale sia quello del presidenzialismo o quello di attribuire più poteri all’esecutivo. Tutte cose che non hanno fondamento e che vanno vigorosamente contratate.

Ero già preoccupato di fronte alle incognite di un Governo composto da forze in gran parte inconciliabili. Ma poi lo sono diventato ancora di più quando ho letto il discorso di insediamento del nuovo Presidente del Consiglio. Per la verità vi ho subito cercato, ma invano, la parola “antifascismo”; in compenso ne ho trovate altre, davvero preoccupanti.

Le ricordo sinteticamente:

già all’inizio si parla della necessità che anche forze che sostengono il Governo partecipino pienamente al “processo costituente”. Una definizione assai significativa perché il processo costituente ha un significato inequivocabile che non è quello della riforma di singole parti della Costituzione.

Mi sono allarmato, ma poi ho pensato che magari si trattava di una imprecisione di linguaggio. Ma subito dopo ho visto che si parlava di una via possibile per una riforma anche radicale del sistema istituzionale. E qui si andava davvero sulle cose preoccupanti, visto che si faceva riferimento a riforme radicali del sistema istituzionale.

Ma sono andato ancora oltre e ho visto che si parlava dell’idea di una Convenzione aperta alla partecipazione di autorevoli esperti non parlamentari, con riferimento anche alle conclusioni del Comitato dei saggi. E l’allarme, a questo punto, diventava davvero forte.

Sono andato comunque avanti e ho trovato che si parlava del rafforzamento della investitura popolare dell’esecutivo. Seguivano alcune frasi consuete e piuttosto generiche, ma poi si parlava di riforma della forma di Governo, prefiggendosi anche di fare su questo punto scelte coraggiose. E si parlava anche di naturale collegamento elettorale alla forma di Governo.

Un quadro come questo mi è apparso davvero degno delle più serie preoccupazioni.

L’ANPI assumeva allora una posizione molto rigorosa precisando in un documento ufficiale pubblicato il 16 maggio:

- la ferma contrarietà ad ogni modifica legislativa o di fatto dell’art. 138;

- il nostro convincimento che ogni procedimento di modifica non può che essere parlamentare, attraverso gli strumenti ordinari;

- l’inopportunità del ricorso ad apporti esterni che non siano quelli già previsti dai regolamenti e dalle prassi parlamentari;

- che le uniche riforme possibili sono quelle che risultano in piena coerenza non solo coi princìpi della prima parte della Costituzione ma anche con la concezione che è a base fondamentale della seconda parte;

- la netta opposizione ad ogni ipotesi di presidenzialismo o semipresidenzialismo

- l’assoluta e prioritaria necessità di procedere alla modifica della legge elettorale vigente.

Naturalmente non mi aspettavo che questo bastasse a fermare le correnti impetuose che stavano avanzando; e altrettanto pensavo per quanto riguarda le pur autorevolissime prese di posizione di esperti come Zagrebelsky e Pace, di Associazioni come Libertà e Giustizia e dell’Associazione “Salviamo la Costituzione”, perché quando certi processi si mettono in moto, per di più con l’autorevolezza di un Governo nel quale sono rappresentati i partiti più forti, è chiaro che c’è dietro un disegno e un ragionamento, in buona parte condiviso e frutto di accordi che facilmente si possono intuire; ma mi illudevo che almeno alcune argomentazioni potessero essere prese in considerazione.

Mi sbagliavo, perché se ad un certo punto sembrava che naufragasse l’idea della Convenzione (cosa che mi lasciava comunque vigilante), non per questo si poteva ritenere adottata una linea diversa, tant’è che alcuni princìpi di fondo sono stati ribaditi anche da parte di chi ammetteva che della Convenzione si potesse fare a meno. Ma le “coraggiose” scelte venivano riaffermate anche per la sede parlamentare; così come restava ferma l’idea che ci si potesse avvalere di contributi esterni attraverso vie non previste dalla Costituzione e dal sistema parlamentare. Poi, l’ultima novità, il proposito di anticipare il processo di riforma per passare solo dopo alla modifica della legge elettorale, che invece io mi ostino a considerare la cosa più urgente e prioritaria su ogni altra.

Oltretutto, bisogna considerare che la legge elettorale vigente è stata fortemente criticata praticamente da tutte le forze politiche; e tuttavia non si è riusciti a modificarla; ne deriverebbe, intuitivamente, l’esigenza di modificarla con urgenza, anche in vista di possibili, ulteriori, consultazioni elettorali.

Ma c’è una ragione in più, perché la Corte di Cassazione ha dichiarato rilevanti e non manifestatamente infondate le questioni di legittimità Costituzionale che incidono sulle modalità di esercizio della sovranità popolare e in particolare quelle che riguardano il premio di maggioranza per la Camera e il Senato, e il voto di preferenza, sempre per Camera e Senato. Una coalizione politica che intenda esprimere una volontà democratica, dovrebbe farsi un punto d’onore di non aspettare che decida la Corte Costituzionale, ma di restituire senza indugi alla sovranità popolare ciò che le è stato tolto; e invece si pensa addirittura di posporre una questione prioritaria ad un processo riformatore, per sua natura complesso e certamente non rapido.

A questo punto le mie preoccupazioni sono ovviamente aumentate a dismisura perché intravedo una volontà molto decisa di andare avanti comunque, su un terreno che considero estremamente pericoloso, quale che sia la forma che assumerà in concreto.

L’approvazione di due mozioni analoghe, alla Camera e al Senato, dimostra la volontà di accelerare l’iter seguendo linee sulle quali l’eterogenea maggioranza non demorde.

Si impegna il governo a presentare una legge costituzionale entro giugno per dare vita ad una procedura straordinaria di revisione della Carta Costituzionale, in deroga rispetto all’art. 138 ; si parla di modifiche ai titoli 1, 2, 3, 5 della seconda parte, vale a dire: Parlamento, Presidenza Repubblica, Governo, Regioni ed Enti Locali.

Si parla di metodi particolari per garantire i tempi e si crea un comitato bicamerale del tutto anomalo.

Ricompare il presidenzialismo o semipresidenzialismo; si ricupera una cosa di cui non si era parlato se non nel passato, il potere del Governo di dettare tempi e modi dell’attività parlamentare, secondo le esigenze del programma di Governo.

Insomma, si accelera in una direzione non condivisibile, si colloca la riforma della legge elettorale in coda, si confermano convergenze quanto meno anche sul semipresidenzialismo, come avevamo sospettato dopo alcune dichiarazioni di esponenti del partito democratico.

Ho l’impressione che non si capisca o non si voglia capire che si sta maneggiando una materia di estrema delicatezza come quella costituzionale, dove i tasselli non possono essere spostati come su una tastiera di scacchi (dove al più si può perdere una partita), ma si rischia invece di intaccare sistemi e procedimenti che furono studiati a suo tempo con estrema attenzione e che sono stati formulati per rispondere a un’intima e profonda coerenza.

D’altronde c’è un abisso quasi incolmabile tra chi pensa che la fedeltà all’art. 138 sia obbligatoria e chi pensa di poter scavalcare con facilità o accomodamenti l’ostacolo; tra chi pensa che esista certamente la possibilità di apportare modifiche della Costituzione col sistema dell’art. 138 e chi invece ritiene di dare vita addirittura ad un processo costituente. Chi pronuncia questa parola, ha davvero la consapevolezza di ciò che essa significa? Chi parla di semipresidenzialismo si rende conto che questo significa cambiare la struttura e la sostanza del sistema costituzionale? Chi parla di scelte coraggiose comprende che il coraggio sarebbe meglio adoperarlo per affrontare una difficilissima situazione economica e sociale piuttosto che applicarlo ad aggredire, nella sostanza, una Costituzione su cui riposano le fondamenta della nostra civile convivenza?

D’altronde, non è a caso che qualche mese fa, esattamente il 28 gennaio, nel corso della campagna elettorale, facemmo partire dall’”Associazione Salviamo la Costituzione” una lettera in cui si chiedeva ai candidati alla Presidenza del Consiglio un impegno su due quesiti: la disponibilità ad un irrobustimento dell’art. 138 elevando il quorum e consentendo in ogni caso il referendum confermativo da un lato, e quello di assicurare la coerenza delle riforme istituzionali che venissero proposte con i princìpi e i valori della Costituzione e la loro compatibilità con i suoi equilibri fondamentali, compresa la forma di Governo parlamentare. Avevamo fiutato giustamente il pericolo; e ne avemmo conferma dal fatto che ben poche furono le risposte.

Oggi siamo in presenza di una conferma definitiva di quali possano essere le reali intenzioni dei “riformatori” e dei pericoli che stiamo correndo. Sono già in campo le osservazioni e le critiche a questi progetti, redatte da studiosi e costituzionalisti ben più titolati di me a formularle. E dunque non ci tornerò, accontentandomi di quanto l’ANPI ha già scritto in un documento approvato il 16 maggio scorso e ampiamente diffuso. Ma voglio esprimere la convinzione che il pericolo è reale e grave e che la mobilitazione di cui oggi viene dato un saggio imponente, debba essere considerata come il primo avvio di un impegno costante e continuativo, capace di coinvolgere associazioni (ce ne sono già oggi in campo più di quaranta), cittadini ed anche tanti che pur all’interno dei partiti disponibili a questo tipo di processi riformatori, sono fermamente convinti che si debbano apportare, con i metodi normali a partire dall’art. 138, solo le modifiche già mature e considerate compatibili e coerenti col sistema vigente. In realtà, nel nostro Paese ha fatto sempre fatica ad affermarsi quello che alcuni costituzionalisti definiscono come il “sentimento Costituzionale”.

E questo può diventare pericoloso nel momento in cui al difetto di tale sentimento può sostituirsi o aggiungersi una tendenza alla semplificazione di un “riformismo” a tutti i costi, ed alla prospettazione di un futuro senza memoria e senza identità civica.

Ecco perché, la prima cosa che occorre fare è una massiccia iniezione di “sentimento Costituzionale” che metta al riparo della improvvisazione e delle smanie revisionistiche ed eriga un argine ampio e fortemente condiviso contro quelli che potrebbero diventare veri e propri attentati alla Costituzione.

Insomma, bisogna diffondere e sostenere quell’attaccamento alla Costituzione, come cosa propria, che è il migliore presupposto per creare una vera allerta e le precondizioni per contrastare i propositi di chi minaccia di stravolgere la nostra Carta Costituzionale.

Non illudiamoci: la battaglia sarà dura e difficile; e dunque ci vorrà una mobilitazione permanente, come quando scendemmo in campo per il referendum che poi riuscì a battere progetti davvero eversivi; ci vorrà la ricostituzione o una nuova messa in campo dei Comitati per la Costituzione; ci vorranno energie, sforzi, impegno e soprattutto continuità.

Bisogna chiarire ai cittadini che opporsi a certi intendimenti non significa essere conservatori ed opporsi a qualsiasi modifica, ma solo pretendere il rispetto e la coerenza intima di una Costituzione che, pur non applicata in tante parti, è stata in questi anni la nostra guida e la nostra più forte garanzia.

Bisogna chiarire che non siamo disponibili a compromessi ed a soluzioni pasticciate, noi che non siamo soggetti a vincoli di nessun genere, soprattutto quando si tratta di difendere gelosamente una Costituzione che abbiamo nel cuore, che consideriamo il frutto del più straordinario momento della storia del nostro Paese e per la quale tanti si sono impegnati e sacrificati. Tutte le volte che si è cercato di metter mano ad un processo cosiddetto costituente, in questi anni, sappiamo bene dove si è andati a finire e come dai progetti dichiarati si sia passati alle peggiori proposte. Non siamo contrari a leggi che, di volta in volta ma nel quadro di una reale coerenza, corrispondano a quanto consentito dall’art. 138; ma non possiamo permettere stravolgimenti né dei metodi né dei contenuti senza che vengano meno alcune delle ragioni ideali per cui siamo tanto attaccati a questa Costituzione.

Lo dico con forza e con fermezza anche perché penso di esprimere i sentimenti, la volontà, le idee non solo di coloro che hanno combattuto per conquistare libertà e democrazia e dunque anche per dar vita a questa Costituzione, che di essi è l’espressione più alta, ma anche dei tanti che – dichiarandosi antifascisti e condividendo le nostre finalità e i nostri ideali - sono affluiti in questi anni nelle nostre file. Abbiamo il dovere di non deludere queste aspettative, così come gli antichi sogni dei combattenti per la Libertà; abbiamo il dovere di impiegare tutto il coraggio e la forza delle nostre idee per conservare fino in fondo i princìpi, i valori e la struttura di fondo di una Costituzione che i costituenti vollero destinata a durare ed a garantire nel tempo l’esercizio dei diritti di tutti, come vuole la democrazia. Impegniamoci, dunque fino in fondo in questa battaglia, che sarà decisa e forte ed alla quale non mancherà certamente l’apporto dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia”.

Un iscritto all'ANPI è un Partigiano della Costituzione

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Come iscriversi all'ANPI.
Oltre ai partigiani e a chi ha combattuto contro i nazifascisti chiunque condivida i nostri valori può iscriversi all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Dall’articolo 23 dello Statuto:
“Possono essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta:
a) coloro che hanno avuto il riconoscimento della qualifica di partigiano o patriota o di benemerito dalle competenti commissioni;
b) coloro che nelle formazioni delle Forze Armate hanno combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio;
c) coloro che, durante la Guerra di Liberazione siano stati incarcerati o deportati per attività politiche o per motivi razziali o perché militari internati e che non abbiano aderito alla Repubblica Sociale Italiana o a formazioni armate tedesche.
Possono altresì essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta, coloro che, condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità dell’A.N.P.I., intendono contribuire, in qualità di antifascisti, sensi dell’art. 2, lettera b), del presente Statuto, con il proprio impegno concreto alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi, con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza, con la lotta e con l’impegno civile e democratico, ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della Costituzione e della Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese.”
L’iscrizione si può chiedere alla sede ANPI più vicina al luogo di residenza.
Sul sito si possono trovare gli indirizzi delle nostre sedi dislocate sul territorio nazionale. Sarà cura delle ANPI provinciali, a loro volta, di indirizzare i candidati alle sezioni più vicine per poter dare un contributo fattivo di crescita e di impegno, richiesto dall’iscrizione all’Associazione.

mercoledì 15 maggio 2013

L'ANPI con la FIOM.

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L'Anpi aderisce "ai contenuti e agli obiettivi" della manifestazione promossa dalla FIOM per il 18 maggio a Roma.

Questo il testo dell'adesione inviata alla Segreteria generale della FIOM dal Presidente nazionale dell'ANPI, Carlo Smuraglia.

"Ho ricevuto il Vostro appello per la manifestazione del 18 maggio. L'ANPI Nazionale ne condivide i contenuti e gli obiettivi ed apprezza l'iniziativa, a cui auguriamo pieno successo, in una fase così difficile della vita del nostro Paese e in presenza di una gravissima emergenza sociale. Con viva cordialità

il Presidente, Carlo Smuraglia"

sabato 11 maggio 2013

Scritte nazifasciste al Circolo PRC all'Esquilino

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Riceviamo dalle compagne e compagni del Circolo di Rifondazione Comunista Maria Zevi all'Esquilino, e volentieri pubblichiamo.

"Svastiche e croci celtiche ad imbrattare le porte del nostro circolo. È successo ieri. Non possiamo né vogliamo tollerare, tantomeno liquidare l’accaduto considerando che “poche migliaia di cretini” non fanno altro che qualche macchia nera di troppo sui marciapiedi di Roma. Anche si trattasse solo di un paio di quei cretini, magari storditi e fuori truppa, comunque ci procurano un certo grado di nausea, soprattutto quando si avvicinano troppo dalle parti di casa nostra.
Rispediamo al mittente la provocazione e aggiungiamo che noi siamo sul campo, vigili e attenti e che abbiamo combattuto ben altre guerre.
Ai soldatini prezzolati, armati di bombolette colorate, arruolati con quattro idee scioviniste e superomiste -…riconosciamo l’impegno di combinarle o ricombinarle con faticoso sforzo d’intelletto ma sempre quattro restano – ricordiamo che Roma è una città antifascista, che l’Esquilino è piazza multietnica e di sinistra; ai generalucoli che li tengono sotto scacco, che saremo presenti su tutte le piazze dei vostri stucchevoli cortei e che dietro Anpi, Anppia, Fiap, Aned e Anei c’è un esercito di militanti attrezzati. Pur rientrando nel nostro panorama valoriale, non-violenza è concetto da noi variamente declinato e interpretato, chè vasta è la dimensione delle nostre configurazioni di senso.
Resistere come nel 1943-45, contro tutti i fascismi.

Bianca Bracci Torsi (Resp. Memoria e Antifascismo PRC - Vicepresidente ANPI Roma)


10/5/2013
Comunicazione Circolo PRC M. Zevi – Esquilino, Monti, Celio

lunedì 22 aprile 2013

25 aprile. Anniversario della Liberazione a Roma

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Tutte le iscritte e gli iscritti alla Sezione ANPI don Pappagallo Esquilino-Monti-Celio, sono invitati a partecipare alla Manifestazione per la ricorrenza dell'Anniversario della Liberazione. L'ANPI chiama tutte le cittadine e i cittadini democratici ad una grande mobilitazione di Piazza, che cominci il 25 aprile perché Festa della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo e continui sino al raggiungimento di quell’obiettivo non ancora raggiunto, ovvero la piena attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza.
L’appuntamento per tutti è la mattina del 25 aprile ad Arco di Costantino (Colosseo) ore 9.30 per giungere in Corteo a Porta S. Paolo.

martedì 2 aprile 2013

La forza della Costituzione e la crisi della Politica

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Si legge da più parti, visti gli ultimi avvenimenti istituzionali, che la Costituzione è “commissariata” e che la volontà degli elettori non conta nulla. Non è vero. I cittadini eleggono il Parlamento, non il Governo. Questo ci dice la Costituzione all'art. 56. Abbiamo un Parlamento rinnovato, con una nuova maggioranza e due Presidenti delle Camere stimati e competenti. Le Istituzioni della Repubblica sono forti e salde e la Costituzione anche, grazie alla capacità di visione e alla lungimiranza dei costituenti.

Quella che è commissariata (ci si passi il termine) e certamente in profondo stato di crisi, è la Politica, intesa nel suo significato più alto di rispetto e attuazione mediata del soddisfacimento dei bisogni politici e sociali del popolo, che è sovrano come ci insegna l’art. 1 della Costituzione, dopo che questo ha manifestato la propria istanza politica con l’esercizio del suo diritto di voto.

Crisi profonda che si manifesta attraverso la impossibilità di addivenire ad un disegno comune alto che coinvolga l’intera collettività, legittimato dalla scelta politica. E che si evidenzia con la mancanza assoluta della capacità di mediazione tra i partiti e i movimenti eletti in Parlamento, e attraverso una inettitudine al confronto; partiti e movimenti incapaci fino ad oggi di presentare un progetto di società, un programma comune condiviso tra loro, in tutto o in parte, e di soddisfare i bisogni essenziali dei cittadini, in una fase di gravissima recessione economica e turbolenza sociale.

Con la diretta, ulteriore, grave conseguenza di produrre la crisi della identità nazionale, e quella schizofrenia politica che rende irrealizzabile il progetto della solidarietà sociale indicato dalla Costituzione, venendo a mancare proprio quella base fondante determinata dalla identificazione dello scopo comune.

D’altra parte, dopo una campagna elettorale senza inizio e senza fine, focalizzata sulla delegittimazione dell’avversario politico, l’ingiuria demagogica e populista, l’arrogante pretesa di selezionare il cosiddetto voto “intelligente o utile” conseguenza di una legge elettorale antidemocratica e ad alto deficit di costituzionalità, cosa altro mai ora avremmo potuto aspettarci?

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI don Pappagallo “Esquilino-Monti-Celio”
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