sabato 29 dicembre 2012

La Costituzione, la proprietà privata e i beni comuni



L’assetto costituzionale della proprietà, così come definito all’art. 42 della Costituzione, antepone il concetto di proprietà pubblica a quello di proprietà privata la quale, rispetto alla prima, viene così ad assumere carattere residuale. Ciò in linea con le architetture costituzionali proprie dello Stato sociale di diritto. La Costituzione stabilisce quindi, per la proprietà privata, un rilevante limite poiché ad essa viene affidato un ruolo di funzione sociale. Pur non menzionando la Costituzione esplicitamente il concetto giuridico di proprietà collettiva (i beni comuni), tale formulazione può essere estrapolata leggendo il nostro testo fondamentale attraverso lo spirito e l’intenzione di coloro furono deputati a comporla nell’Assemblea Costituente.

In particolare, fu Paolo Emilio Taviani (DC) che, da relatore, ne approfondì il significato nel corso del dibattito nella III sottocommissione, il 25 settembre 1946. Affermò Taviani che “Quando lo impongano le esigenze del bene comune (…) la legge può riservare alla proprietà collettiva - dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di altri Enti di diritto pubblico – le imprese e i beni di determinati e delimitati settori dell’attività economica”.

Per definire bene comune, Taviani citò la Costituzione democratica di Weimar del 1919 dove recita che “La proprietà comporta obblighi. Il suo uso dev’essere al tempo stesso un servizio reso nell’interesse generale (art. 154)”. Secondo Taviani “la destinazione dei beni della terra all’uso comune è primaria rispetto al diritto di proprietà. Alla base dell’ordine naturale dell’economia sta il diritto di tutti all’uso comune dei beni” e la Costituzione dovrà sancire “la razionale valorizzazione del territorio nazionale nell’interesse di tutto il popolo, al fine di stabilire più equi rapporti sociali”.

In Assemblea Costituente nessuno mise minimamente in dubbio questo principio, e per sottoporre anche la proprietà privata all’interesse generale vennero proposte formule come vantaggio della collettività (Fanfani, DC), interessi della collettività (Assennato del PCI), interesse collettivo (Moro, DC), finchè alla fine prevalse la dizione definitiva dell’art. 42: funzione sociale.

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Costituzione della Repubblica, art. 42
La proprietà è pubblica o privata.
I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Marco Foroni
(Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)

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