domenica 15 luglio 2012

Bartolo, il Signore e il Grande Corruttore



Fase di grande trasformazione fu il Trecento, il XIV secolo, il tempo in cui la civiltà italiana è tra il medioevo e l’età moderna; è il secolo della maturità, della creatività, del primo pensiero politico moderno, del Dante magnifico letterato e poeta ma anche acuto e fine militante politico; è secolo creativo. 

Ma nelle cento città italiane non vi è pace. Si rompono gli equilibri istituzionali, si concreta la restaurazione dell’antico potente ceto dei magnati (cives majores), divampano violentissime le lotte tra le fazioni, condotte nel nome dell’Impero e della Chiesa di Roma. Ed è in questo contesto che compare sulla scena politica il Signore della città, il Dominus che riesce a sfruttare le convulsioni delle lotte al prezzo di sangue, di violenze, di abusi. Il Signore, dirà il cronista, è temuto come un diavolo (“et timebatur sicut diabolus…”) che governa tutti, l’intera popolazione della città e del contado, cives majores e cives corporati nelle arti e nei mestieri, la massa amorfa e le miserabilis personae.

Nel Trecento domininano il campo della giurisprudenza illustri giuristi, quali Cino da Pistoia e Bartolo da Sassoferrato. E sarò proprio Bartolo a fare il ritratto del Signore, a rimarcarne i lineamenti giuridici. Ci dice Bartolo da Sassoferrato che il Signore esercita l’arte di decidere senza avere un titolo, tiranno manifesto “ex defectu tituli”, o travalicando il titolo (“ex parte exerciti”) con eccesso di potere, conflitto di interessi, prevalenza di interessi privati sul bene pubblico.

Il Signore nasconde o vela i conflitti dei propri interessi e, se scoperto, dileggia, coloro che lo criticano per tali ragioni; si presenta al pubblico come dolente vittima di ingiuste false accuse e illazioni; ha la capacità di intimidire nel Consiglio occulto che controlla, con ambigue minacce o con blandizie amichevoli chi ha un legittimo potere.

Il Signore, conclude Bartolo da Sassoferrato, sa fare ottima propaganda delle proprie azioni, e i cronisti lo aiutano bene, tanto quanto i suoi più fidati e sempre difesi consiglieri, sicchè mai alcun giudice potrà ardire di porre sotto processo cronisti e consiglieri.

Dominus Berlusconi è tornato.


Marco Foroni (Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)
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