mercoledì 28 marzo 2012

La Costituzione, i fannulloni e chi paga le tasse in Italia



E’ acclarato e suffragato dai numeri  che nel  nostro Paese sono state praticamente ignorate le politiche redistributive volte a ridurre  le diseguaglianze nel rispetto e da quanto previsto dalla Costituzione repubblicana dove all’Art. 3, comma 2 recita:"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". 
Ciò è particolarmente vero se analizziamo le politiche economiche sostenute dai governi che negli ultimi quindici – venti  anni si sono succeduti durante i quali, mi sento di affermare, le politiche redistributive sono state addirittura combattute.  Qualche dettaglio. L’Italia è l’unico paese UE dove il salario, ovvero la retribuzione dei lavoratori dipendenti  viene tassato con una aliquota fiscale iniziale del 23%, mentre i guadagni da capitale sono stati tassati per lungo tempo al 12,5%, aliquota portata al 20% solo da un decreto legge nell’autunno 2011.
In merito alla distribuzione del prelievo fiscale in forma di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), alla fine degli anni ottanta le entrate IRPEF da lavoro dipendente costituivano il 40% del totale; oggi sono al 60%. Per contro parimenti, la quota IRPEF derivante da lavoro non dipendente (imprenditori, commercianti, professionisti, artigiani e simili) si è ridotta da poco meno del  38% al 10%. Va evidenziato che il restante 30% dell’IRPEF è versato dai pensionati , i quali per i quattro quinti sono ex lavoratori dipendenti;  con il risultato che essi restituiscono allo Stato e alla collettività sotto forma di IRPEF circa tre punti del PIL , ovvero una quantità di denaro pari, nel 2009, a 45 miliardi di euro.
Eccoli, cari Ichino e Brunetta, questi  sono i fannulloni e i parassiti che hanno contribuito ai cosiddetti  sprechi e portato allo smodato aggravamento del debito pubblico. Ricordando il dettato dell' Art. 53 della Costituzione della Repubblica: " Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".

Marco Foroni
Segretario Sezione ANPI "don Pappagallo"
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