venerdì 8 luglio 2011

La biopolitica, la negazione della dignità della persona e la Costituzione


La maggioranza di governo clerico-fascista sta approvando in Parlamento una legge ideologica (o teologica?) e violenta, attuando il dispotismo etico. E questo quando in casi come quello della disponibilità della vita" emerge l’importanza del linguaggio del diritto che non deve e non potrà mai essere solo quello del divieto o del permesso; i casi complessi della “fine della vita” sono occasione di esclusione di penalizzazioni, nel lasciar liberi gli individui di scegliere nell’intera pienezza di soggetti morali nel non escludere, vietando, possibilità.
"Salvare le possibilità", perché il “codice” del diritto non è codice della morale ma dell’autonomia; i casi Welby e Inglaro devono essere letti come una occasione mancata per l’identità del diritto e la sua separazione dalla morale, nel rischio di veder trasmutare la nostra epoca in quella del potere che sancisce il far vivere o di respingere la morte, in luogo del far morire o lasciar vivere proprio del vecchio diritto del passato (M. Foucault).
E invece, a due anni dal caso di Eluana Englaro, il legislatore italiano affrontata il tema del “fine vita” con un approccio ispirato non al principio delle possibilità e delle libertà, ma a quello della autorità che, negando la possibilità dell’essenziale consenso dei soggetti interessati, determinerebbe la perdita del fondamentale diritto alla autodeterminazione.
La biopolitica come “agenda etica” e potere che si fa governo della esistenza delle persone. Conforta, in ogni caso, il percorso costituzionale: con le sentenze del 2008 (n. 438) e del 1990 (n. 471) la Corte Costituzionale ha esplicitato il diritto fondamentale alla autodeterminazione e il valore della inviolabilità della persona costruito come libertà e potere della persona stessa di disporre del proprio corpo. Per ultimo ma non da ultimo, l’art. 32 della Costituzione sul diritto alla salute, che nella ultima parte recita: “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Una delle dichiarazioni di maggior rilievo della nostra Carta costituzionale nata dalla guerra di Liberazione, un novello habeas corpus dove vincolante fu la promessa l’Assemblea costituente di “non metter mano” sulla vita dei cittadini.

Marco Foroni
(Segretario Sezione ANPI “don Pappagallo)
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