mercoledì 9 febbraio 2011

Il neoliberismo finanziario e l’attacco della destra all’art. 41 della Costituzione. Un articolo di Marco Foroni



Oggi non è (solo) sul capitalismo e i suoi meccanismi che dobbiamo riflettere, ma sulla sua versione rivoluzionata che si chiama neoliberismo finanziario, ovvero il sistema organico globalizzato di trasformazione delle società in mercati.
E che si è imposto negli ultimi trenta anni, attraverso l'egemonia sottoculturale (la costruzione di nuovi simboli e linguaggi, lo “story-telling management”, la televisione commerciale…) e una sovversione dall'alto che è avvenuta con la crisi della grande fabbrica "fordista" della società dei produttori (studiata da Marx e dagli economisti classici). Con l'obiettivo dichiarato di ribaltare il trend in caduta libera del valore del saggio di profitto, con la sua più clamorosa caratteristica: la brutale e progressiva riduzione dei redditi da lavoro dipendente (salari, stipendi, pensioni) a favore dei profitti e della rendita finanziaria parassita.
E che ha trasformato (e ci hanno lavorato sodo...) i legittimi desideri di cambiamento e libertà portati dai movimenti del '68 e degli anni '70, in pulsione irrefrenabile al consumo mettendo in produzione, mediante la biopolitica, ogni aspetto della nostra vita, dalle idee al corpo, convertendoci tutti quanti in proletariato cognitivo. Un mutamento antropologico.
Ovvero: la presa del potere e il trionfo della ideologia del fondamentalismo di mercato, il colpo di Stato dei manager; uno dei più inflessibili tra gli integralismi mai partoriti dalla mente umana. Una nuova costituzione materiale, basta sulla finanziarizzazione e libera circolazione dei capitali che ha consegnato al “Senato virtuale” (A. Burgio) delle istituzioni finanziare il potere sovrano de facto sui governi nazionali, con conseguenti derive oligarchiche degli assetti democratici. Ecco i motivi del ripetuto attacco alla nostra Costituzione da parte della destra al governo con le new entry neofasciste; l’attacco all’art. 41, cardine del principio della preminenza dell’interesse collettivo e della utilità sociale sulla libera iniziativa economica dei singoli, che può sì effettuarsi liberamente ma mai arrecando danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
Un attacco che incorpora l'individualizzazione spinta delle coscienze, del senso della morale che è dentro di noi. L’affermazione di modelli e forme di vita basati sull’individualismo competitivo e sulla cancellazione del principio di solidarietà e coesione sociale. L'annullamento del significato del "collettivo" e dello "spirito critico" tanto caro a Kant, senza il quale non di dà cittadinanza profonda e attiva. E significato compiuto alla Politica.
E’ da questo recupero culturale e morale, dalla de-ricostruzione contraria che dobbiamo ripartire, dal ri-sovvertire il senso della fatalistica, rassegnata e inconsapevole rassegnazione all'ineludibile. Il mondo delle idee (e delle ideologie) è un campo di battaglia dove, come in Politica, lo spazio vuoto non esiste e lo può conquistare chi elabora e mette in campo proposte e visioni alternative. Il lavoro da fare è moltissimo, la nostra lotta e la nostra Resistenza continuano.


Costituzione della Repubblica italiana. Art. 41: "L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."




Marco Foroni
Segretario della Sezione ANPI “don Pappagallo”
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