mercoledì 26 gennaio 2011

RESISTENZA. La voce e la storia delle donne

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"Senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza". Arrigo Boldrini "Bulow"


Per gentile concessione del gruppo Facebook "Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti e uomini che le amano così" e "Voce donna"
Video di Silvia Nascetti

domenica 23 gennaio 2011

Per non dimenticare Settimia Spizzichino...per non dimenticare la Shoah......

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Il Paese della diseguaglianza. La crisi economica e l’art. 3 della Costituzione.

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Potremmo anche spiegarlo a mò di slogan pubblicitario, di quelli che piacciono tanto ai più, magari esplicitato in questo modo: "La povertà non è più senza fissa dimora”. Perché la povertà è accanto a noi, forse meno apparente, certo più profonda; diffusa e afona, conseguenza di quella diseguaglianza dilagante amplificata da trenta anni di politiche neoliberiste, particolarmente feroci nel nostro paese. E coda velenosa della Terza Depressione Mondiale, come l'ha recentemente definita il premio Nobel per l'economia Paul Krugman, dalla quale l’establishment finanziario globale (cioè i capitalisti neoliberisti) spinge per una sua uscita da destra. La crisi ha accentuato a dismisura le diseguaglianze e frantumato anche la “classe media” italiana. Il modello nordamericano della concentrazione spinta della ricchezza e della diffusione di massa della povertà; a forza di dirlo, in tanti e per anni, siamo diventati tutti americani. L'Italia, in termini di reddito, è un paese sempre più diseguale: ricchi e poveri, giovani e anziani, uomini e donne, nord e sud. I principi costituzionali dell’eguaglianza non sono più valore comune condiviso, né si attuano politiche per rimoverla, e le distanze si allargano. E non lo dicono né i “comunisti” nostalgici (“…quelli che si sentono ancora negli anni ’70…” li definiscono in molti, anche tra i cosiddetti riformisti del centrosinistra) né l’Internazionale socialista. Ma lo certificano l'OCSE, la BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali), la Banca d'Italia. Peggio di noi, tra le nazioni cosiddette sviluppate, solo il Messico, la Turchia, il Portogallo, gli Stati Uniti e la Polonia.

sabato 8 gennaio 2011

Vogliono abolire il 25 aprile. Noi lo impediremo.

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Un consigliere comunale di Roma, Ugo Cassone, che vuole abolire il 25 aprile;  l’ennesimo attacco al giorno simbolo della nostra libertà conquistata nella guerra di Liberazione dal nemico nazifascista.  In una città, come abbiamo denunciato, tappezzata da manifesti con croci celtiche e vergognosi saluti romani, simbolo di oppressione, di dolore, di morte. Noi dell’ANPI, assieme alle cittadine ed ai cittadini democratici e antifascisti vigileremo sempre nel diffondere pensiero di libertà, a difesa della democrazia.
Sezione ANPI don Pappagallo - Il Segretario


martedì 4 gennaio 2011

Costituzione, neoliberismo, nuove povertà.

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Uno Stato si definisce sociale quando promuove e avalla il principio di quella che possiamo definire una assicurazione collettiva, finalizzata a tutelare tutti i singoli cittadini contro gli eventi negativi e le loro conseguenze. Tale principio definisce l’idea di società come esperienza di comunità solidale sentita e vissuta, sostituendo all’ordine dell’egoismo l’ordine dell’uguaglianza; il primo genera sfiducia e sospetto reciproci, il secondo fiducia e solidarietà.

L’applicazione di tale principio mira a proteggere le donne e gli uomini dalle piaghe della disoccupazione, della emarginazione, della povertà divenendo fonte di quella solidarietà che trasforma la società in un bene comune, condiviso dalla comunità nella tutela contro l’esclusione e la condanna all’ “esubero sociale”,  ovvero da quella condizione di privazione del rispetto e dei diritti propri della persona,  nel non essere designati come “rifiuti umani”.
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In ricordo di Walter Rossi, Roma 30 settembre