Con gli stessi argomenti di facili quanto inascoltate profezie di illuminati uomini politici della nostra Prima Repubblica, quella nata dalla Resistenza, vengono oggi ripresentate con insistenza pressante le ragioni di un ritorno ad una nuova legge elettorale, a maggior grado di proporzionalità, certo più rappresentativa.
Non si tratta di "tornare indietro", ma di lasciare la strada sbagliata su cui l'Italia si è incamminata diciassette anni fa, infilandosi nel vicolo cieco dell’autoritarismo oligarchico. E diventando, non a caso, progressivamente sempre più povera e meno giusta.
Una donna o un uomo che abbiano oggi trentacinque anni non hanno mai conosciuto altro modo di votare se non questo attuale; non hanno conosciuto la democrazia dei partiti richiamata dalla Costituzione, non hanno mai visto formare un governo sulla base di un dibattito parlamentare sui programmi, non hanno conosciuto la possibilità della propria rappresentanza politica su base proporzionale, nè hanno mai dato un volto concreto al proprio voto per la Camera dei deputati scegliendo la preferenza nella lista dei candidati proposti.
Non si tratta di "tornare indietro", ma di lasciare la strada sbagliata su cui l'Italia si è incamminata diciassette anni fa, infilandosi nel vicolo cieco dell’autoritarismo oligarchico. E diventando, non a caso, progressivamente sempre più povera e meno giusta.
Una donna o un uomo che abbiano oggi trentacinque anni non hanno mai conosciuto altro modo di votare se non questo attuale; non hanno conosciuto la democrazia dei partiti richiamata dalla Costituzione, non hanno mai visto formare un governo sulla base di un dibattito parlamentare sui programmi, non hanno conosciuto la possibilità della propria rappresentanza politica su base proporzionale, nè hanno mai dato un volto concreto al proprio voto per la Camera dei deputati scegliendo la preferenza nella lista dei candidati proposti.
