mercoledì 1 dicembre 2010

La tortura in Italia non è reato. Riflessioni attorno ad una legge che non c'è e per i diritti dentro e fuori le carceri


Museo Storico della Liberazione di via Tasso, Sabato 11 Dicembre 2010 ore 10.00
Relazione introduttiva: Mauro PALMA (Comitato Europeo per la prevenzione della tortura)
Interventi: Associazione BE FREE, Giulia CESETTI (redattrice di Silenzio assordante – Radio Ondarossa), Eugenio IAFRATE ( educatore nelle carceri), Gastone MALAGUTI (partigiano), Cristina MIHURA (familiare di desaparecidos uruguaiani),
Comitato Madri per Roma Città aperta  http://madrixromacittaperta.noblogs.org/


Che cos’è la tortura? È qualunque violenza o coercizione, fisica o psichica, esercitata su una persona per estorcerle una confessione o informazioni, per umiliarla, punirla o intimidirla. La tortura offende la dignità umana, produce sofferenza fisica e/o psicologica.
La definizione di tortura posta dall'articolo 5 della Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 pone l'accezione "estorsiva" di tortura al primo posto, ma le affianca giustamente l'accezione "punitiva" nonché la finalità che possiamo definire "repressiva" .
Nel 1987 l’Italia ha ratificato la convenzione Onu che vieta la tortura. Ma da allora non è ancora stata tradotta in legge e i tribunali non possono perseguire adeguatamente chi commette questo reato.


Per i fatti di Bolzaneto legati al G8 di Genova del 2001 i pubblici ministeri sono stati costretti a contestare solo l’abuso di ufficio. Eppure i manifestanti fermati nella caserma di Bolzaneto subirono ogni sorta di vessazioni, costretti a stare in piedi per ore, picchiati, presi in giro, privati di cibo e acqua, furono trattati in modo inumano e degradante, di fatto furono torturati.
La proposta di legge che introduce il reato di tortura è stata approvata alla Camera nel dicembre 2006 e licenziata dalla commissione giustizia del Senato nel luglio 2007. Poi si è fermata.
Il Comitato Madri per Roma Città Aperta, nell’impegno di conservare e promuovere i valori dell’antifascismo, come base fondante e insostituibile della nostra democrazia, ha intrapreso un percorso volto alla riflessione sul significato attuale di resistenza e antifascismo. Un momento importante è stato l’incontro con i familiari di vittime di violenza da parte di rappresentanti delle forze dell’ordine, che ha portato il Comitato all’adesione alla campagna per il riconoscimento in Italia del reato di tortura, che diverse associazioni stanno portando avanti da oltre vent’anni.
Ancora quest’anno, nel corso della seduta del 9 giugno del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’Italia ha respinto la raccomandazione con la quale era stata invitata a introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale.
Il Comitato Madri per Roma Città Aperta ritiene quindi importante affrontare in un confronto pubblico il tema dell’attualità e del valore antifascista e della Resistenza della campagna di introduzione del reato di tortura in Italia, invitando, nel luogo deputato alla memoria di infami atti di tortura perpetrati dal regime fascista, alcuni dei protagonisti di questo impegno
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