martedì 24 agosto 2010

La legge elettorale e la democrazia. Un articolo di Marco Foroni

Con gli stessi argomenti di facili quanto inascoltate profezie di illuminati uomini politici della nostra Prima Repubblica, quella nata dalla Resistenza, vengono oggi ripresentate con insistenza pressante le ragioni di un ritorno ad una nuova legge elettorale, a maggior grado di proporzionalità, certo più rappresentativa. 
Non si tratta di "tornare indietro", ma di lasciare la strada sbagliata su cui l'Italia si è incamminata diciassette anni fa, infilandosi nel vicolo cieco dell’autoritarismo oligarchico. E diventando, non a caso, progressivamente sempre più povera e meno giusta. 
Una donna o un uomo che abbiano oggi  trentacinque anni non hanno mai conosciuto altro modo di votare se non questo attuale; non hanno conosciuto la democrazia dei partiti richiamata dalla Costituzione, non hanno mai visto formare un governo sulla base di un dibattito parlamentare sui programmi, non hanno conosciuto la possibilità della propria rappresentanza politica su base proporzionale, nè hanno mai dato un volto concreto al proprio voto per la Camera dei deputati scegliendo la preferenza nella lista dei candidati proposti.
Tutti tratti che hanno caratterizzato la partecipazione dei cittadini alla politica della Repubblica dopo la Liberazione e per i successivi cinquanta anni,  e che hanno portato l'Italia (pur con tutti i limiti noti) dalla ricostruzione del dopoguerra ad una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta, ad originalissimi modelli di gestione pubblica dell’economia, al successo internazionale della propria economia e del proprio ruolo politico nel mondo e, in particolare, nell’area del Mediterraneo.
Un processo democratico virtuoso che terminava con la partecipazione alle decisioni. Una catena spezzata da una presunta alternanza di schieramenti, un fatuo bipolarismo alla americana mai nato, che altro non ha fatto che aumentare e proliferare il numero dei partiti e gruppi parlamentari, spesso sorti in base a specifici e contingenti interessi personalistici. Apprendisti stregoni, in salsa variegata di centro-sinistra e di centro-destra. 
E il votare dal 1993 con leggi elettorali ad effetto maggioritario (il “mattarellum” e il “porcellum”) è incostituzionale poiché in contrasto con quanto sancito dall’art. 48 della Costituzione in quanto si viene a violare il diritto politico al voto libero, uguale, personale: non è libero perchè la scelta del candidato è imposta dai partiti, non è uguale perchè questi scelgono e impongono i loro candidati, non è personale perchè chi vota sceglie il partito e non la persona.
Questa l’origine della pulsione populista e autoritaria, la spinta violenta alla forzatura plebiscitaria, nel disprezzo del riconoscimento che la nostra è una Repubblica parlamentare e non presidenziale. Il “premier” non esiste (se lo dovrebbero ricordare sempre in special modo i media, che del termine ne fanno abuso), il Governo riceve la fiducia dal Parlamento e non dal popolo, esiste la figura del Presidente del Consiglio, “primus inter pares” tra i Ministri.
Ciò che molti di noi hanno vissuto per anni oggi è drammaticamente sconosciuto alle giovani e ai giovani italiani, dopo quasi un ventennio (che inquietante parallelismo temporale…) di cosiddetta Seconda Repubblica, di spinte eversive incostituzionali, di scintillanti demagogie, di sciorinamenti pseudoriformistici idonei a camuffare l’ideologia iperliberista e conservatrice imperante.
Il ritorno ad una legge elettorale maggiormente proporzionale e rappresentativa sarebbe una novità per milioni di elettrici e di elettori, ed anche la più efficace cura per un analfabetismo politico dilagante e per la nostra enorme povertà di democrazia.


Marco Foroni
Segretario Sezione A.N.P.I. don Pietro Pappagallo
Esquilino-Monti-Celio Roma
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