mercoledì 28 ottobre 2009

L'ora di mistica fascista. Le assurdità di CasaPound

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Il 19 ottobre Adnkronos ha riportato ciò che è stato detto da Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia: “Accogliamo con estremo favore le proposte dell’ala finiana della maggioranza che, di concerto con la fronda dalemiana dell’opposizione, ha proposto di istituire un’ora di insegnamento di religione islamica nelle scuole e anzi rilanciamo: perché non introdurre anche un’ora di insegnamento di mistica fascista? Chi parla di ‘rispetto delle minoranze’ deve dimostrare che non esistono minoranze più rispettate di altre, che non esistono settori della società italiana in grado di trovare così alte sponde istituzionali rispetto ad altri della cui ‘integrazione’ non importa nulla a nessuno. L’ora di mistica fascista avrebbe inoltre il vantaggio di suonare assai meno ‘esotica’ agli italiani rispetto all’ora di Islam, nonché di essere maggiormente ancorata ai destini e al bene della nazione rispetto all’ora di religione cattolica. E’ assurdo che gli italiani debbano studiare tutto di San Paolo e Maometto e ignorino straordinari patrioti come i fondatori della Scuola di mistica fascista degli anni ‘30: Nicolò Giani, Ferdinando Mezzasoma, Arnaldo Mussolini, Guido Pallotta, Berto Ricci. Se l’idea, in linea teorica non errata, di portare l’Islam nelle scuole ha il fine di far conoscere il mondo musulmano tanto ai fedeli di questa confessione, sottraendoli all’integralismo, che agli altri studenti, vaccinandoli contro l’islamofobia, non vediamo come si possa dire di no alla nostra proposta: anche in questo caso si tratterebbe di abbattere pregiudizi e stereotipi, combattendo in una volta sola l’ignoranza antifascista e le pagliacciate pseudofasciste dell’estrema destra. Se ‘confronto’ e ‘cultura’ non sono parole ipocrite e slogan strumentali – conclude Iannone – crediamo che nessuno avrà da ridire circa la nostra proposta”.

Per quanto ci risulta, queste parole non sono state messe in risalto da nessuna testata giornalistica ma forse il signor Iannone non ha ben chiara una cosa: la “Scuola di mistica fascista” (fondata nel 1930 a Milano e attiva fino al 1943 e finalizzata alla formazione dei futuri dirigenti fascisti) proponeva valori che oggi, grazie alla nostra Costituzione e alla “legge Scelba” del 20 giugno 1952, sono ritenuti illegali; può essere infatti incriminato « chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche ».
Il fascismo quindi, per chi non lo sapesse, non può e non deve essere considerato una minoranza da legittimare, e l’Anpi, proprio per questo motivo si batte ogni giorno.

Beatrice Foroni

Ancora manifesti fascisti nelle vie al centro di Roma

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“Mussolini uomo di popolo, nell’anniversario della marcia su Roma.
I camerati”

Abbiamo in mattinata segnalato, denunciato e fotografato, come Sezione territoriale A.N.P.I. Esquilino-Monti-Celio, i numerosi manifesti di stampo fascista che sono stati affissi in Via Nazionale (rione Monti) e dintorni inneggianti Mussolini, per celebrare il nefasto anniversario del 28 ottobre, marcia su Roma.
Il portavoce del sindaco Simone Turbolente, in una nota di agenzia nel pomeriggio, nel confermare la “quasi” ultimata rimozione dei manifesti stessi, ha consigliato “di evitare speculazioni di basso profilo che non contribuiscono certo a rasserenare il clima e rischiano di produrre solo pubblicità per queste minuscole frange di estremisti".
Peccato che queste “minuscole frange” hanno infestato il centro di Roma di torbidi fasci littori, affissi sui muri nel corso della mattinata, tra passanti e turisti attoniti, senza che alcuno prendesse provvedimenti, nonostante sia noto (ma forse non a tutti) che l’apologia del fascismo in Italia è reato.
Continueremo la nostra azione di costante vigilanza.

La Sezione A.N.P.I “don Pappagallo”
Esquilino-Monti-Celio di Roma

venerdì 23 ottobre 2009

All'Esquilino, a cancellare le scritte nazifasciste

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In piazza all'Esquilino, contro le scritte nazifasciste

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Ci ha lasciato Giuliano Vassalli, un grande partigiano

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Tutti noi della Sezione don Pappagallo ricordiamo con emozione e affetto Giuliano Vassalli, professore universitario, democratico e antifascista. Arrestato dal regime fascista per le sue idee socialiste e torturato da nazisti nel carcere di via Tasso, non ha mai abbandonato la passione politica. Una delle sue ultime battaglie è stata quella contro il disegno di legge 1360 che mirava ad assegnare lo status di combattente a chi aderì alla Repubblica di Salò.

Nato a Perugia, compì gli studi universitari negli anni del fascismo, laureandosi all'università La Sapienza di Roma nel 1936. Nel 1943 entra nella Resistenza romana e nella giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Nel 1944 aiuta Sandro Pertini e Giuseppe Saragat ad evadere dal carcere di Regina Coeli. Cade nella rete dei nazisti nell'aprile del '44. Resiste alle pesanti torture da parte delle SS, fino a quando vene liberato alla vigilia dell'arrivo a Roma delle forze armate angloamericane il 4 giugno 1944 .

Avvocato e docente universitario, ordinario di diritto e procedura penale, ha insegnato nelle università di Urbino, Pavia, Padova, Genova, Napoli e infine Roma, dove ha concluso la la sua carriera accademica nel 1990. Autore di diversi testi di diritto, ha contribuito alla revisione del codice penale e di quello di procedura penale

Durante la sua attività politica è stato consigliere comunale e capogruppo del partito socialista italiano a Roma negli anni Sessanta. Deputato, senatore e capogruppo parlamentare negli anni Settanta e Ottanta. E' stato ministro di Grazia e Giustizia nel governo Goria, nel governo De Mita, nel governo Andreotti. E' stato anche candidato del Psi alla presidenza della Repubblica nel 1992, quando però venne eletto Oscar Luigi Scalfaro.Nel 1991, l'allora capo dello Stato Cossiga lo ha nominato giudice costituzionale. Carica che lascia nel 2000.

mercoledì 21 ottobre 2009

Viaggio nei luoghi della Memoria nei nostri rioni - Villa Wolkonskj

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Villa Wolkonskj fu sede dell’Ambasciata tedesca a Roma dal 1922 sino alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944 ma la storia dell’edificio risale al 1830 quando Alexander Beloselsky-Belosersky già ambasciatore in Sassonia e successivamente presso la corte sabauda a Torino ne entrò in possesso regalandola poi a sua figlia principessa Zenaide, allorché nel 1811 sposò il principe Nikita Wolkonsky, aiutante di campo dello Zar Alessandro I di Russia e nove anni dopo giunse a Roma per la prima volta, immergendosi nella vita culturale della città. Rimastavi tre anni, tornò a Mosca, che lasciò nel 1829, morto lo zar Alessandro I, per stabilirsi di nuovo a Roma dove si dedicò alla proprietà regalatagli dal padre. La villa subì nel tempo numerosi modifiche ed alla morte di Zenaide fu venduta alla famiglia Campanari che in circa dieci anni aggiunsero due ali ed un ulteriore piano raddoppiando la metratura dell'edificio; vennero installati sistemi di ventilazione artificiale, fu costruita una piscina chiusa nella parte inferiore del giardino, ingrandito il villino secondario e costruita un'altra residenza presso l'ingresso della proprietà per il personale. Grandi lavori resero di nuovo il giardino sontuoso come un tempo tanto da renderlo "un'oasi di pavoni, rose e di uccellini". Nel 1922 la villa fu venduta al Governo tedesco che aveva ripreso i rapporti diplomatici con l’Italia dopo la pace di Varsailles. L’edificio, sito nel rione Esquilino, ha la forma di un trapezio irregolare ed è compreso tra Via Statilia, Via Ludovico di Savoia (dove si trova l’ingresso) e via Piatti. Attualmente sede dell’Ambasciatore inglese, dopo la liberazione di Roma ritornò allo Stato Italiano che la retrocesse come compensazione dei danni di guerra al Governo di Sua Maestà britannica nel 1947.

Con il progressivo allineamento da parte di Mussolini alla politica estera tedesca culminato con la firma del Patto d’Acciao, Villa Wolkonskj divenne il centro focale della presenza nazista in Italia, al punto che nel periodo successivo alla dichiarazione di guerra dell’Italia (10 giugno 1940) non c’era più spazio all’interno per ospitare oltre alle rappresentanze diplomatiche istituzionali, le varie organizzazioni del Terzo Reich incaricate di sorvegliare e condizionare attivamente tutti gli organi dello Stato italiano, dal Re a Mussolini, gli ambienti industriali e finanziari, la stampa e persino lo stesso Partito Nazionale Fascista. Operavano qui la Gestapo (sotto coperture di addetti culturali), l’Abwher (il servizio segreto militare che spiava in particolare la Regia Marina), la SIPO (Sicherheitsdienst Polizia di Sicurezza) comandata dal tenente colonnello Herbert Kappler, responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine. Kappler presente a Roma da molti anni aveva il suo ufficio nella villa prima di trasferirsi nella vicina sede della SIPO di via Tasso 145, carcere nazista e luogo simbolo della resistenza romana oggi Museo della Liberazione. Tuttavia l’episodio più noto che riguarda Villa Wolkonskj è l’ignobile cattura della Principessa Mafalda di Savoia (Roma, 19 novembre 1902Buchenwald, 28 agosto 1944) figlia secondogenita del re d'Italia Vittorio Emanuele III (1873 - 1947) e della regina Elena del Montenegro (1873 - 1952) e sorella di Umberto II (1904 - 1983). Mafalda che aveva sposato un nobile tedesco, Filippo D’Assia, stava al momento dell’armistizio rientrando nella capitale dalla Romania. Ne venne informata alla stazione ferroviaria di Sinaia, in piena notte, dalla regina Elena di Romania, che aveva fatto fermare appositamente il treno e aveva tentato di farla desistere dal rientro in Italia. Consiglio che Mafalda decise di non seguire essendo cittadina tedesca sposata ad un ufficiale tedesco e credendo a torto di essere rispettata per questo. Aveva sottovalutato l’ira di Hitler che non avendo potuto catturare il Re cercava una rivalsa verso qualsiasi membro della famiglia Savoia. La sfortunata e mite principessa giunta a Roma fu attirata in un tranello a Villa Wolkonskj col pretesto di ricevere una telefonata da suo marito. Catturata fu trasferita nel lager di Buchenwald sotto falso nome (Frau von Weber). Atroce fu la sua fine, già debilitata dalle condizioni della prigionia, fu ferita ad un braccio durante un bombardamento alleato. Lasciata volutamente senza cure in preda alla cancrena fu operata con grande ritardo e poi abbandonata nell’infermeria della casa di tolleranza del lager, morì dissanguata, senza aver ripreso conoscenza, nella notte del 28 agosto 1944.

All’indomani dell’8 settembre tutti i tedeschi residenti a Villa Wolkonskj l’abbandonarono temendo l’assalto italiano che non ci fu. Subito dopo gli scontri del 9 e 10 settembre con l’arrivo dei paracadutisti tedeschi da Pratica di Mare l’Ambasciata fu rioccupata in una situazione di caos vividamente descritta da Fulvia Ripa di Meana nel suo libro “Roma clandestina”. Durante i nove mesi dell’occupazione nazista di Roma quelle mura furono testimoni di tutta la politica, le trame e le operazioni naziste più infami contro la popolazione della capitale, dalla confisca dell’oro e successiva deportazione degli ebrei romani, alla deportazione dei carabinieri ed alla strage delle Fosse Ardeatine. Oggi passando di fronte al cancello di Villa Wolkonskj in via Ludovico di Savoia, si rimane sconcertati osservando dei militari italiani che vi fanno la guardia perché troppo forte è il disagio dell’immagine dei paracadutisti tedeschi (qui riprodotta) che ti torna alla mente. Respingendo con forza ogni improponibile somiglianza o paragone col passato, rimane il fatto che per il cittadino attento alla memoria storica, questa malaugurata casualità avrebbe potuto essere evitata con un po’ di sensibilità e di memoria storica di chi sovrintende alla sicurezza, ci sentiremmo meglio se al posto dei militari ci fossero di guardia dei poliziotti o carabinieri.

Luciano Alberghini Maltoni

martedì 20 ottobre 2009

La rabbia e l’orgoglio di un Partigiano

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Lettera di un Partigiano al giornale "IL FATTO QUOTIDIANO" Martedì 13 Ottobre 2009, pagina 19
"Credo di interpretare i sentimenti degli ultimi superstiti dell’antifascismo nel ventennio, sofferto col carcere e il confino, e dei combattenti nella Guerra di Liberazione, esprimendo il profondo sconforto per il deterioramento della democrazia e della convivenza civile. Mai avremmo potuto immaginare un Parlamento che si comporta, nella sua maggioranza, come il dipendente di un padrone il quale pretende (e ottiene) da loro la difesa dei suoi interessi privati. Interessi sconfinati, anche secondo la magistratura, nel malaffare. Mai avrei potuto immaginare che uomini della P2 ti insegnassero dal teleschermo come ci si comporta nella vita; mai avrei pensato che campioni dell’immoralità privata e – secondo la Chiesa - pubblici peccatori (non richiedenti il perdono, ma perseveranti nel peccato) si proclamassero difensori e promotori della morale comune, religiosa e politica e della missione salvifica della religione cristiana. Mi tormenta il pensiero che tanti, donne e uomini, ma anche i giovanissimi, abbiano dato la vita sognando un’Italia diversa. Avrebbero mai potuto immaginare le volgarità di un ministro della Repubblica che, giurando il falso sulla Carta Costituzionale, non ammette di provare vergogna per aver paragonato il Tricolore alla carta igienica? Sono attonito e deluso davanti a questi partiti democratici rissosi e disuniti, dimentichi che fu la loro unione a dare consistenza e forza alla Resistenza.Perdonate lo sfogo di un vecchio giornalista ex Partigiano."

Massimo Rendina
A.N.P.I. Roma

giovedì 15 ottobre 2009

16 ottobre 1943 – In ricordo del rastrellamento e della deportazione degli ebrei di Roma

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Un nostro pensiero da una ricerca, effettuata nell’ambito dell’impegno alla Memoria della Sezione A.N.P.I. don Pietro Pappagallo di Roma. Per non dimenticare.

Da Il Messaggero del 13 ottobre 1943, “A chi ha obbedito Badoglio?”

“..potevano ebraismo e massoneria perdonare all’Italia di aver ad un certo momento della sua storia tentato di liberarsi dal loro asservimento e dalla loro schiavitù?”

Da il Messaggero del 16 ottobre 1943, “Il nemico numero uno”

“ Oggi come ieri il fascismo considera Israele come uno dei suoi mortali nemici e il pericolo ebraico come uno dei più sinistri fra tutti quelli che incombono sulla nostra nazione in queste ore decisive”

Il direttore de Il Messaggero era Bruno Spampanato,giornalista e deputato, fascista collaboratore dei nazisti, tra i protagonisti della preparazione della bozza di Costituzione della Repubblica Sociale Italiana di Salò, ben sovvenzionato dai tedeschi e creatore di stazioni radio milanesi come Radio Fante in Via Rovani, la radio allineata a formazioni nazifasciste quali le SS italiane, la Legione Autonoma «Muti», la X Mas, della quale in particolare egli sarà Capo Ufficio Stampa.


Marco Foroni

10 ottobre - La Sezione don Pappagallo a cancellare le scritte a Trastevere

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Roma: Corsetti, scritte inneggianti a fascismo e nazismo davanti a scuola I Municipio

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Roma, venerdi 9 ottobre - (Adnkronos) - "Da un paio di mesi ci troviamo a sensibilizzare l'amministrazione comunale e l'ufficio decoro urbano per chiedere pulizia su muri in vari rioni del Municipio. Le risposte si fanno sempre attendere e spesso non arrivano. Ieri mi hanno chiamato dalla scuola in via della Scala, a Trastevere, segnalandomi la presenza di scritte inneggianti al fascismo e al nazismo di fronte all'istituto". Lo dichiara all'ADNKRONOS il presidente del Municipio Roma Centro Storico, Orlando Corsetti.
"Ho fatto un sopralluogo - prosegue Corsetti - ed effettivamente c'erano: svastiche enormi e due scritte, una contro la comunita' ebraica e una inneggiante al duce. Poiche' sono davanti a una scuola, abbiamo deciso di rimuoverle subito, e lo faremo soli per dare un segnale. Domani a mezzogiorno io, alcune mamme di alunni dell'istituto e rappresentanti di una sezione dell'Anpi dell'Esquilino le cancelleremo. Poi, una volta a settimana puliremo da scritte altre zone, fra le quali il rione Monti, Esquilino, Celio, ma il problema e' generalizzato".
"Un cittadino trasteverino - aggiunge Corsetti - ha attaccato su quelle scritte un volantino, sul quale era scritto 'Se hai il coraggio, firmati pure'; questo evidenzia che tra i cittadini trasteverini c'e' sensibilita', le istituzioni ora devono dare il buon esempio".

http://it.notizie.yahoo.com/7/20091009/tit-roma-corsetti-scritte-inneggianti-a-afde0ec.html?printer=1

giovedì 8 ottobre 2009

Sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano

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La Sezione A.N.P.I. don Pappagallo di Roma denuncia con preoccupazione i reiterati attacchi effettuati dal Presidente del Consiglio
nei confronti del Presidente della Repubblica e della Consulta, massimi
organi costituzionali a presidio degli equilibri della nostra democrazia

lunedì 5 ottobre 2009

7 ottobre 1943. In ricordo della deportazione dei Carabinieri di Roma

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Il 7 ottobre 1943, a seguito di ordine di disarmo firmato da Rodolfo Graziani (Ministro della difesa della repubblichina fascista) l’Obersturmbannfuhrer colonnello Kappler, il boia di via Tasso, procedeva al rastrellamento e alla deportazione verso i campi di prigionia di oltre 2000 Carabinieri di Roma, prologo alla più nota deportazione di oltre 1000 ebrei avvenuta nove giorni dopo.

Un evento dimenticato, ricostruito magistralmente da una recente appassionata e accurata ricerca di Anna Maria Casavola (collaboratrice del Museo della Liberazione di via Tasso) che ha potuto accedere ad archivi privati e militari desecretati e dell’ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati). Sofferenze inaudite e atroci privazioni per gli internati militari nei campi di prigionia in Germania Austria e Polonia, mentre in Italia i Carabinieri sfuggiti alla deportazione davano vita, sotto la guida del generale Filippo Caruso, al Fronte Militare Clandestino per la Resistenza, in affiancamento a quello coordinato dal colonnello Montezemolo, ucciso alle Fosse Ardeatine.

Svuotate le caserme a Roma (le funzioni di polizia passarono di competenza alla P.A.I.- Polizia dell’Africa Italiana), nel corso dei mesi successivi, intensa proseguì l’azione di smantellamento al nord quando, a seguito dei provvedimenti dell’autorità fascista di Salò, l’Arma fu di fatto sciolta e fatta confluire nella costituenda G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) con gli ordini del 24 novembre e 8 dicembre 1943 (istituzione e organizzazione), a conferma dell’odio alimentato a seguito dell’arresto di Mussolini e della campagna discriminatoria effettuata dai fascisti che strumentalizzarono l’uccisione di Ettore Muti.

Per approfondimenti:

- Anna Maria Casavola, 7 ottobre 1943 - La deportazione dei Carabinieri romani nei lager nazisti, Prefazione di Antonio Parisella, Edizioni Studium, 2009

- Arnaldo Ferrara, I Carabinieri nella Resistenza e nella guerra di Liberazione, Ente Ed. Arma dei Carabinieri, 1978

- Filippo Caruso, L'Arma dei Carabinieri a Roma durante l'occupazione tedesca - 8 settembre 1943-4 giugno 1944, I.P.Z.S., 1949


Marco Foroni

La Sezione ANPI don Pappagallo a Piazza del Popolo. Per la libertà di stampa e di pensiero

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