martedì 25 agosto 2009

Scritte nazifasciste nei rioni Esquilino, Monti e Celio di Roma



LETTERA APERTA
Al Sindaco di Roma
Al Prefetto di Roma
Alla Polizia Municipale di Roma
Al Presidente del I Municipio di Roma
A "Il Corriere della Sera"
A "La Repubblica"
A "Il Messaggero"
A "Liberazione"
A "Il Manifesto"
A "L'unità"


Nelle scorse settimane ha destato molto clamore mediatico la vergognosa scritta di matrice fascista nei confronti della Resistenza romana (“Via Rasella: partigiano terrorista”) apparsa il 26 luglio sulle pareti della sede dell’A.N.P.I. Nazionale.

Tutta la cittadinanza democratica e antifascista ha molto apprezzato la pronta presa di posizione dei rappresentati delle Istituzioni locali; tuttavia per una scritta eliminata ne rimangono decine di matrice nazifascista a deturpare i muri, ad offendere la coscienza democratica dei cittadini ed oltraggiare la memoria dei martiri romani della Resistenza.

Evidenziamo che nei Rioni Esquilino, Monti e Celio, zone a rilevante presenza di siti storici quali, per citarne alcuni, il carcere nazista di Via Tasso (ora sede del Museo della Liberazione), Villa Volkonsky (ex Ambasciata tedesca), la casa dove abitò don Pietro Pappagallo (in Via Urbana) le oltraggiose scritte nazifasciste con il lugubre corollario di svastiche sono numerose.

Ci chiediamo come sia tollerabile il permanere di queste scritte e perché l’amministrazione Comunale non sia ancora intervenuta a rimuoverle. Se si conducono, come si sta facendo, giuste battaglie per il decoro urbano contro le deturpazioni dei vandali comuni riteniamo sia altrettanto doveroso dare priorità alla cancellazione sistematica delle scritte inneggianti al nazifascismo, all’odio antisemita ed al razzismo, nel rispetto delle Leggi Scelba (n. 645/1952) e Mancino (n. 205/1993) vigenti.

Quale Sezione territoriale dell’A.N.P.I. (intitolata a don Pietro Pappagallo, prete partigiano eroe della libertà, ucciso dai nazisti delle Fosse Ardeatine), sentita la riprovazione dei cittadini residenti, non vorremmo giungere ad evidenziare che l’Amministrazione comunale di Roma (prima città europea liberata dal giogo nazifascista), nonostante le esternazioni ufficiali rimanesse sostanzialmente indifferente a queste scritte oltraggiose oltreché deturpanti.

E che in assenza degli interventi di ripulitura dovuti, dovremmo essere costretti, animati dalla coscienza democratica che ci contraddistingue, ad impugnare il pennello ed a provvedere noi stessi, insieme a tanti altri cittadini sdegnati, per restituire il giusto decoro ed il senso del vivere civile alle nostre strade.

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