sabato 13 giugno 2009

Don Pietro Pappagallo. Martire alle Fosse Ardeatine






Giunto a Roma nel 1925, don Pietro Pappagallo fece parte del Collegio dei Beneficiati della Basilica di Santa Maria Maggiore e padre spirituale delle Suore di Gesù Bambino di via Urbana; fu anche viceparroco della Basilica di San Giovanni in Laterano e segretario del cardinale Ceretti. Durante l'occupazione tedesca di Roma del 1943-44, il sacerdote si impegnò come militante antifascista nel fornire aiuto e sostegno a soldati, partigiani, alleati, ebrei ed altre persone ricercate dal regime, mettendo a disposizione la sua casa in via Urbana.

Il 29 gennaio 1944, il sacerdote fu arrestato dalle SS tedesche, dopo la delazione da parte di una spia, poiché lo scopo era quello di eliminare una figura di spicco del fronte militare clandestino e della Resistenza romana. Condannato a morte, fu giustiziato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Alcuni testimoni hanno riferito che, anche durante il periodo della prigionia nel carcere nazista di via Tasso (dove era chiamato “Corvo nero” dai tedeschi), don Pappagallo condivise il proprio pasto con altri detenuti che non avevano ricevuto cibo.

Giovanni Paolo II, in occasione del giubileo dell'anno 2000, ha incluso don Pietro Pappagallo tra i martiri della Chiesa del XX secolo. In sua memoria, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito, 13 luglio 1998, la medaglia d'oro al merito civile: «Sacerdote della Diocesi di Roma, durante l'occupazione tedesca collaborò intensamente alla lotta clandestina e si prodigò in soccorso di ebrei, soldati sbandati, antifascisti ed alleati in fuga dando loro aiuto per nascondersi e rifocillarsi. Tradito, fu consegnato ai tedeschi, sacrificando la sua vita con la serenità d'animo, segno della sua fede, che sempre lo aveva illuminato.».
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